30
Nov
09

Sformato di carciofi profumato al tarassaco

Era da quando ho pubblicato il dolcino al cocco e rose che non inserivo una ricetta con i fiori commestibili acquistati lo scorso giugno… È anche vero che non si tratta di quel tipo di ingrediente che uno utilizza proprio tutti i giorni, però in particolare il tarassaco invece mi è capitato di provarlo abbastanza spesso in piatti con uova e/o verdure (per esempio sbattutto con l’uovo per una frittata o di accompagnamento a delle zucchine saltate in padella) e ne sono rimasto sempre molto soddisfatto. Oggi ve lo propongo insieme a carciofi e grana all’interno di uno sformato semplice e gustoso, adatto sia come antipasto che come secondo vegetariano.

  • 4 carciofi
  • 1 scalogno
  • 2 uova
  • 35gr di grana padano grattugiato
  • 1 cucchiaio di foglie di tarassaco
  • brodo vegetale
  • 20gr di burro
  • 1 cucchiaio di farina 00
  • 150ml di latte
  • zenzero in polvere
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe bianco

Pulite bene i carciofi eliminando le foglie esterne ed i gambi e tagliate i cuori in pezzetti piccoli (via via che avete preparato un carciofo mettetelo a bagno in acqua e limone prima di passare all’altro, così non vi si annerisce).
In un tegame fate appassire lo scalogno tritato finemente in 2-3 cucchiai di olio d’oliva, dopodiché aggiungete i carciofi ben scolati (se li avete messi in acqua come vi ho suggerito) e un paio di mestoli di brodo vegetale. Fate cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti, aggiungendo eventualmente un altro po’ di brodo se dovesse servire. Una volta ammorbiditi i carciofi e asciugato il liquido di cottura, regolate di sale e pepe bianco e passate al mixer in modo da ridurre tutto in crema.
A parte preparate una besciamella con il burro, la farina ed il latte (sciogliete la farina nel burro, aggiungete il latte e fate addensare, poi salate e insaporite con mezzo cucchiaino di zenzero in polvere) ed incorporatela nella crema di carciofi. Versate anche il grana grattugiato, le foglie di tarassaco e un uovo. Amalgamate bene gli ingredienti e unite anche il secondo uovo mescolando ancora.
Preparate il contenitore che volete usare per il vostro sformato: per la foto ho usato uno stampino da crème caramel (e con queste dosi potrete farne 5 o 6), ma potete anche decidere di fare un unico grande sformato o comunque delle porzioni più grandi… In ogni caso ungete bene il fondo dello stampo con l’olio d’oliva e versate l’impasto fino a 3/4 dell’altezza o poco più. Infornate quindi a 180°C per 30-40 minuti (sì lo so che 10 minuti di differenza è tanto ma dipende dal vostro forno… insomma dopo una mezz’ora cominciate a dargli una controllatina di quando in quando, ok?).
Al momento di servire potete accompagnare questi sformatini con qualche foglia di tarassaco per un piacevole effetto decorativo oppure con qualcosa di più sostanzioso come una salsa di formaggio o un puré di patate…

23
Nov
09

Panini di San Martino

Questo post avrei dovuto pubblicarlo una decina di giorni fa visto che si tratta di una ricetta tradizionale specifica di un certo periodo (San Martino è stato l’11 Novembre) ma prima ho messo online la ricetta in tributo a Cavoletto e subito dopo ho soddisfatto le pressanti richieste di tutti quelli che erano curiosi di sapere come si cucinava la marmellata di pere e cioccolato dopo aver letto su Facebook che la stavo preparando… Insomma, ormai sono un po’ in ritardo per San Martino però la ricetta la pubblico lo stesso perché comunque la farina di castagne ancora si trova facilmente in commercio e quindi potete sempre provare a replicare la ricetta senza dover aspettare il prossimo anno… :)
Un breve cenno sulla figura di San Martino di Tours… intorno al 350 d.C., mentre l’ungherese Martino presta servizio in Gallia, si verifica l’episodio più noto come “la leggenda del mantello”: mentre si trovava a cavallo sotto ad una pioggia battente ed un vento gelido, Martino incrocia un povero vecchio barcollante coperto soltanto di pochi stracci. Senza pensarci due volte, Martino si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al viandante. Fatti pochi passi, ecco che vento e pioggia si diradano e tornano il sole ed il caldo. Impressionato da questo repentino cambiamento climatico, Martino prenderà i voti divenendo prima esorcista e poi vescovo di Tours. È a seguito di questo evento che il periodo autunnale a cavallo dell’11 novembre, San Martino appunto, è stato chiamato “estate di San Martino”… e se ci fate caso anche quest’anno, dopo un breve periodo di freddo intenso, per alcuni giorni è tornato un clima più mite…
Ma lasciamo da parte le storielle e torniamo a noi. Le dosi che vi indico sono per circa 8 pagnotte oppure per un filoncino di pane da poco più di mezzo chilo:

  • 350gr di farina 0
  • 250gr di farina di castagne
  • 180gr di gherigli di noci
  • 40gr di lievito di birra
  • 1 cucchiaio d’olio extravergine di oliva
  • sale

In una ciotola versate mezzo mestolo di farina 0 e mezzo mestolo di farina di castagne (circa 50gr ciascuna). Sciogliete il lievito in mezzo bicchiere di acqua tiepida ed incorporatelo. Lavorate bene l’impasto per una decina di minuti in modo da fargli prendere aria, poi coprite la ciotola con un canovaccio e lasciate lievitare l’impasto per un paio d’ore (in pratica si tratta di ottenere una specie di pasta madre). Se vi aspettavate un panetto compatto ed invece vedete che è rimasto un po’ liquido, lasciate stare: a questo punto della ricetta va bene così.
Lavorate l’impasto lievitato con le farine rimaste, l’olio, un pizzico di sale e un bicchiere e mezzo di acqua tiepida che verserete poco per volta durante la lavorazione (questo perché potrebbe bastarne anche un po’ meno, dovete avere un po’ d’occhio per capire quando fermarvi… e se per caso invece ve ne servisse di più, aggiungetene sempre poca alla volta). Formate una croce profonda con un coltello sulla superficie dell’impasto e lasciate nuovamente a riposo, coperto, per altre due ore.
Unite ora i gherigli di noce, lavorando ancora un po’ l’impasto per distribuirli bene dappertutto. Dividete ora il tutto in 8 pagnotte (o, se preferite, date all’impasto una forma ovale) e adagiatele su una teglia ricoperta con carta da forno (io in realtà ho usato una teglia da pizze bucherellata, senza mettere la carta). Infornate per circa 40 minuti a 180°C, controllando la cottura con uno stuzzicadenti (infilatelo in una pagnotta: deve uscire pulito) e servitelo.

È un pane che si presta molto bene ad essere accompagnato da ingredienti particolarmente saporiti: formaggi come il gorgonzola, affettati come lo speck, Nutella (slurp!), ecc.

19
Nov
09

Marmellata di pere e cioccolato

Quando ho visto questa ricetta sul blog di Leonor la scorsa settimana me ne sono innamorato all’istante! Tempo un giorno ero già andato a comprare tutti gli ingredienti e nel week-end mi sono messo a prepararla. Mentre stavo pastorizzando i vasetti poi sono entrato su Facebook per raccogliere qualche impressione a caldo e qualcun altro si è entusiasmato allo stesso modo, tanto da pensare di prepararla per fare qualche pensierino natalizio… E quindi ecco che questa ricetta passa avanti alle altre due che avevo già in mente di pubblicare, così posso soddisfare tutte le vostre curiosità!
Sempre su Facebook, c’è chi ha suggerito di sostituire le pere con i lamponi (abbinamento testato da Genny) e davvero penso si possa partire da quest’idea per sperimentare tante altre golosissime ricette: con i mirtilli, le arance, i fichi… Anzi, a questo proposito vi invito ancora una volta a registrarvi come fan così da partecipare alle discussioni ed inviare commenti e suggerimenti: è un modo anche più immediato di rimanere in contatto (e oltretutto lì accetto tutti, cosa che invece non accade se mi chiedete l’amicizia e io non ho idea di chi siate) e vedo che molte persone preferiscono quel tipo di partecipazione rispetto al commento alla ricetta direttamente qui sul blog. Oltretutto da lunedì c’è pure la chicca in più: il sommelier informatico Andrea Gori mi ha intervistato durante la presentazione del libro di Cavoletto, per cui avete anche l’opportunità di vedere chi sono realmente (e di sentire quanto non riesco a tenere nascosta la mia fiorentinità) in un breve video che è stato caricato anche su YouTube… vi consiglio però di guardare il filmato lontano dai pasti e di mettere a letto i bambini prima della visione. ;)
Detto questo, passiamo a vedere ’sta ricetta…

  • 1kg di pere Abate
  • 625gr di zucchero
  • il succo di 1/2 limone
  • il succo e la scorza grattugiata di un’arancia
  • 1/2 stecca di cannella
  • 250gr di buon cioccolato fondente, 80-85%

Da fare il giorno precedente:
Tagliate le pere in pezzetti piuttosto piccoli (la grandezza dipende da quanto volete che si senta la sua presenza nella marmellata) e mettetele in un tegame con lo zucchero, il succo dei due agrumi, la scorza d’arancia e la cannella. A fuoco dolce, portate ad ebollizione e cuocete per altri 5 minuti da quando inizia a bollire. Togliete il tegame dal fuoco ed incorporate il cioccolato spezzettato, mescolando bene fino a farlo sciogliere completamente.
Lasciate raffreddare e ponete in frigorifero per tutta la notte coperto con pellicola trasparente per alimenti.
Al mattino:
Togliete il tegame dal frigo e rimettelo sul fuoco, basso, portandolo di nuovo lentamente ad ebollizione e lasciando cuocere per altri 40-45 minuti (se avete un termometro per cibi, dovrebbe raggiungere i 105°C). Se ce n’è bisogno, rimuovete con un mestolo l’eventuale schiumina che potrebbe formarsi sulla superficie durante la cottura.
Trascorso questo tempo la marmellata dovrebbe essere sufficientemente densa (in ogni caso si compatta ancora un po’ stando in frigo nei giorni successivi), quindi versatela immediatamente in vasetti sterilizzati (ma non fino all’orlo) e chiudete con un tappo ermetico.
Per sigillare i vasetti, e quindi conservare la marmellata a lungo, avvolgeteli in un canovaccio e poneteli in un pentolone coprendoli con acqua fino a 5 centimetri sopra al loro tappo. Fate bollire l’acqua per 10 minuti e i vasetti dovrebbero essere pronti.

Il primo vasetto mi è durato solo due giorni! :)

16
Nov
09

Vellutata di patate e broccoli

Vellutata di patate e broccoli

Sottotitolo: un post del cavolo. Già perché oggi Sigrid (Cavoletto di Bruxelles per quei marziani appena atterrati sulla terra che non sapessero chi è) viene qui a Firenze a presentare il suo libro e mi pareva carino dedicarle una ricettina. Cucinare i cavolini di Bruxelles era fuori discussione perché sono una delle cose che più odio al mondo, quindi mi sono guardato un po’ intorno alla ricerca di un’altra varietà di cavolo… e per fortuna siamo nel periodo giusto dell’anno per cui potevo davvero sbizzarrirmi nella scelta.
Alla fine il vincitore è risultato il broccolo, anche perché visto che qui è arrivato il freddo avevo già l’idea di preparare una calda zuppa fumante ed il broccolo mi pareva il candidato ideale. Tra l’altro questa ricetta è piaciuta moltissimo anche alla mia dolce metà che il broccolo proprio non lo sopporta, quindi se anche voi pensate di passare oltre perché non lo amate troppo forse avete una speranza. Senza contare che tra la moltissime proprietà benefiche ha anche quella di rinforzare le difese immunitarie: un aiuto non da poco in tempi di influenza come questi.
Ma andiamo a vedere come si prepara…

  • 500gr di patate
  • 350gr di broccoli
  • 1/2 cipolla
  • 1 cucchiaio di cumino
  • 1/2 cucchiaio di semi di coriandolo
  • 1/2 litro di brodo vegetale
  • 200ml di latte
  • 2 cucchiai di coriandolo fresco
  • olio extravergine di oliva, sale

Mettete la cipolla, tritata finemente, ad imbiondire in un tegame con olio (quanto basta per velarne il fondo) per 5 minuti. Pestate insieme il coriandolo ed il cumino ed aggiungeteli nel tegame; continuate a cuocere per altri 2 minuti.
Aggiungete i broccoli tagliati a pezzetti, le patate tagliate a cubetti ed il brodo… portate il liquido ebollizione, abbassate la fiamma e fate cuocere per almeno 20 minuti finché non si saranno ammorbidite le verdure. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Con l’aiuto di un frullatore a immersione, o direttamente nel mixer, frullate il tutto fino ad ottenere un composto cremoso. Rimettetelo sul fuoco, basso, regolando di sale ed aggiungendo infine anche il latte. Fate scaldare lentamente senza che riprenda il bollore e quando vedete che ormai stanno per affiorare le prime bolle, togliete di nuovo la zuppa dal fuoco e servitela ben calda cospargendola di coriandolo fresco (in alternativa va benissimo anche il prezzemolo) e magari anche con un filo d’olio a crudo e qualche crostino di pane.

E questo pomeriggio tutti da Sigrid!
(devo ancora vedere cos’ha combinato di buono con la mia ricetta degli hamburger vegetariani)

11
Nov
09

Raviolo liquido dolce alla gelatina di ribes e mirtilli

Raviolo liquido dolce al ribes

Ebbene sì, questa settimana ho fatto un po’ il furbetto: con i rimasugli di pasta avanzati dalla ricetta precedente, e con gli stessi ingredienti più uno, ho preparato anche quella di oggi! Le malelingue adesso penseranno “ecco, non ha più nulla da scrivere ma siccome un blogger DEVE essere sempre presente allora ricorre a questi mezzucci per tirare avanti”… Ho letto in questi giorni un commento del genere riguardo a Cavoletto (en passant: complimenti per il libro) all’interno della diatriba enogastronomi Vs. food-blogger che sta nascendo in questi giorni (a dire il vero più tra chi commenta i rispettivi blog che non tra i due contendenti) ma onestamente non sento tutta questa pressione… tant’è che, come avrete notato (purtroppo), ogni tanto questo blog si prende delle pause anche piuttosto lunghe. E mi dispiace perché vorrei davvero stare qui con voi tutti i giorni ma non mi va di arrivare al punto di sentire il peso del blog come fosse un lavoro. Per questo vi dico anche che non è retorica quando ringrazio sempre tutti voi lettori: è che davvero mi riempie di gioia trovarvi ancora a migliaia ogni giorno nonostante la mia presenza così “a balzelli” nel blog-mondo.
Fatta la premessa, passo subito ad illustrare la rapidissima ricetta di oggi… ancor più rapida se avete già preparato l’impasto dei pan co’ mirtilli e ve n’è avanzato un po’ per un paio di ravioli, altrimenti utilizzate le dosi indicate per farne 4-6 (dipende da quanto tirate la sfoglia e da quanto li fate grandi).

  • 100gr di farina 0
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 7gr di lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida (un dito circa)
  • 1 cucchiaio di gelatina di ribes e qualche mirtillo per ogni singolo raviolo
  • zucchero a velo
  • sale

Come per la precedente ricetta, fate l’impasto mescolando la farina con l’olio, lo zucchero, il lievito ed un pizzico di sale poi lasciatelo riposare per un’ora coperto con un canovaccio.
Stendetelo quindi con il matterello cercando di formare un rettangolo assai più lungo che largo. Disponete lungo il centro della sfoglia, ad intervalli regolari, un cucchiaio di gelatina di ribes e qualche mirtillo poi richiudete la sfoglia su se stessa e tagliate la forma del raviolo intorno al bozzolo formatosi con il ripieno (con un tagliapasta, un bicchiere rovesciato, ecc.). Da ultimo, con i rebbi di una forchetta sigillate i bordi del raviolo. Oppure, se la descrizione vi sembra macchinosa, ricavate prima dei dischi dalla sfoglia, poi farciteli, richiudeteli e sigillate con la forchetta :)
Infornateli, su una teglia rivestita di carta da forno, a 180°C per una decina di minuti o finché cominciano a dorarsi… toglieteli da forno, spolverizzateli di zucchero a velo e fatene un sol boccone.

Come avrete capito, la particolarità del raviolo liquido (una delle interessanti intuizioni della cucina molecolare) sta nel ripieno gelatinoso: con un addensante si può portare allo stato semisolido un liquido e farcire agevolmente  i ravioli. In cottura, grazie al calore generato dall’ebollizione (o dal forno nel nostro caso), la gelatina tornerà al suo stato liquido originario… spargendosi in tutto il piatto appena aprite il raviolo…

09
Nov
09

Pan co’ mirtilli

Pan co' mirtilli

Ma vi pare? E sto a Firenze, e ci s’ha alcune delle migliori uve di’mmondo… oh ‘un potevo fa’ il pan con l’uva? Sieeeeee figurati, bàdamelo codesto: gli è troppo facile. Invece, siccome mi garba fa’ le ‘ose ganze mi son detto “vediamo di ingrullire un po’ a fare qualcosa di diverso”. E icché ho preso? I mirtilli. Bah, preciso!
(Se vi serve un vohabolario per capire il fiorentino, ne è stato appena pubblicato uno a seguito del grande successo riscontrato dal gruppo su Facebook fondato da un caro amico)
Che poi il pan con l’uva è più pratese che fiorentino, ma insomma siamo vicini… Comunque, passato il tempo della vendemmia, questo dolce fa bella mostra di sé in qualunque pasticceria, fornaio, supermercato, ecc. della zona e ci giunge dalla nostra tradizione contadina, quando lo si preparava con le uve non adatte alla vinificazione in modo da non doverle gettare via. Oggi invece il pan con l’uva migliore, secondo me, si fa con l’uva Canaiolo (presente tra gli altri anche nel vino Nobile di Montepulciano DOCG) ma credo che ognuno si arrangi un po’ con l’uva che trova… addirittura a Panzano in Chianti si fa con l’uva Zibibbo, quindi bianca!
La ricetta originale la trovate ovunque sul web, quindi che bisogno c’era che la riproponessi anch’io? E infatti, ecco che sono qui a parlarvi della mia variante con i mirtilli. Ci sarà pure qualcuno che ama i frutti di bosco più dell’uva no? E io sono qui proprio per accontentare quel qualcuno (e anche tutti gli altri: ’sto dolcino è proprio buono!)…
Le dosi che vi indico sono per due persone. Per capirsi ho preso la classica vaschetta di alluminio usa e getta che se usata, per esempio, per le lasagne sarebbe monoporzione… circa 10×13cm.

  • 100gr di mirtilli
  • 100gr di farina 0
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 7gr di lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida (un dito circa)
  • olio d’oliva extravergine
  • sale

In una ciotola impastate la farina con un cucchiaio d’olio, un cucchiaio di zucchero, il lievito sciolto in acqua tiepida e un pizzico di sale. Amalgamate bene tutti gli ingredienti e lasciate riposare l’impasto, coperto con un canovaccio, per un’ora abbondante.
Prendete 2/3 dell’impasto, stendetelo abbastanza sottile con il matterello e mettetelo nella vaschetta unta d’olio (se usate la carta da forno, ungete anche quella: qui l’olio è importante per la cottura, non serve solo a non far attaccare il dolce) avendo l’accortezza di lasciare i bordi abbastanza alti. Distribuite ora 2/3 dei mirtilli sulla sfoglia, versate a pioggia un cucchiaio di zucchero e aggiungete un filo d’olio.
Tirate a sfoglia l’impasto rimasto e adagiatelo sui mirtilli. Ripiegate all’interno i bordi della sfoglia sottostante (vi avevo detto di lasciarli alti, no?) e chiudete bene gli spazi vuoti. Pressate leggermente la sfoglia in modo che aderisca ai mirtilli e fate 3-4 buchetti con i rebbi di una forchetta. Con i mirtilli e lo zucchero rimasti fate l’ultimo strato e ungete ancora con un filo d’olio, quindi infornate a 180°C per circa 45 minuti.

Il mio consiglio è di lasciarlo raffreddare prima di mangiarlo, ma se proprio non resistete al profumo nessuno ve ne farà una colpa :)

29
Ott
09

Gnocchetti di zucca

Gnocchetti di zucca

Dopo il grosso exploit degli gnudi avevo voglia di cimentarmi di nuovo negli gnocchi… E quale migliore occasione di Halloween (ho cambiato pure la testata del blog per l’occasione) per provare quelli con la zucca?
Non è la prima volta che mi cimento con gli gnocchi di zucca ma ero sempre stato insoddisfatto di qualcosa nelle preparazioni precedenti. Poi mi sono imbattuto nel post sul blog di Cuochetta, tutta contenta per aver trovato le dosi giuste per ottenere un buon risultato: ho provato anch’io con le stesse dosi (e qualche accorgimento) e devo dire che stavolta sono decisamente più soddisfatto.
Il trucco fondamentale, come sempre in questo tipo di preparazione. è riuscire a togliere quanta più umidità possibile dalla verdura cotta (qui è la zucca ma vale lo stesso discorso per gli spinaci negli gnudi, per le patate nelle crocchette, ecc.)… questo vi permetterà di ottenere gnocchetti compatti pur con un minore impiego di farina (che se è troppo presente nell’impasto poi ne risente pure il sapore).
Andiamo quindi a vedere come prepararli… per un paio di porzioni:

  • 600gr di zucca gialla
  • 100gr di farina 00
  • semola di grano duro q.b.
  • un pizzico di sale

Pulite la zucca e tagliatela in pezzetti abbastanza piccoli e uniformi che poi disporrete su una teglia rivestita con carta da forno. Infornate a 180°C per una ventina minuti (ma i tempi possono variare a seconda del forno) fino a che si saranno ammorbiditi. Levate la teglia dal forno e lasciate raffreddare la zucca a temperatura ambiente.
Trasferitela in una ciotola e schiacciatela bene con l’aiuto di una forchetta, quindi unite la farina ed un pizzico di sale amalgamando bene il tutto. A questo punto, come fa notare anche Cuochetta, l’impasto vi sembrerà probabilmente ancora un po’ appiccicoso… non fatevi prendere dal panico e non aggiungete altra farina! Spargete un po’ di semola sul piano di lavoro, prendete un pezzo di impasto e lavoratelo con le mani per renderlo simile ad un salsicciotto, appoggiatelo sulla semola e fatelo rotolare delicatamente avanti e indietro per farlo diventare un serpentello. Decidete voi lo spessore che preferite e quando avete finito tagliate dei piccoli tocchetti e metteteli da parte. Proseguite nello stesso modo con il resto dell’impasto, un pezzo alla volta.
Portate a bollore una pentola d’acqua salata e gettate gli gnocchi. Non appena i primi iniziano a tornare a galla scolateli subito e serviteli con il condimento che preferite… nel mio caso una salsa al gorgonzola, ma per un vegano può andare benissimo anche un pesto di rucola e noci…

26
Ott
09

Occhi di bue

Occhi di bue

Abbiamo superato quota 300 (333 dopo l’ultimo aggiornamento)!
Di cosa sto parlando? Ma di voi, tutti voi che vi siete aggiunti come fan della Cuisine de Fabien nella relativa pagina di Facebook! Solo nell’ultima settimana altre 40 nuove persone!
In tutta onestà devo dire che questo entusiasmo che mi dimostrate ogni giorno mi imbarazza un po’… Guardando le statistiche vedo numeri che fanno impallidire anche blog più blasonati e aggiornati molto più frequentemente di quanto non faccia io. Sembra retorica perché scrivo molto spesso che devo ringraziare sempre tutti, ma non lo è: vi sono davvero molto grato per la fiducia che continuate ad accordarmi.
Poi è chiaro che a vedere certi numeri mi galvanizzo e vorrei vederli crescere sempre di più, quindi datevi da fare e passate parola perché vi voglio ancora più numerosi! :)
La cosa migliore che mi è venuta in mente per ringraziare tutti i nuovi fan è stata preparare dei biscotti (così forse uno per uno accontento tutti). Una preparazione semplice, anche se di solito con la pasta frolla (la sablée in questo caso) non vado particolarmente d’accordo…

  • 270gr di farina 0 (preferibile alla 00 in questo caso perché più granulosa)
  • 150gr di burro
  • 100gr di zucchero a velo
  • 1 tuorlo d’uovo
  • marmellata a piacere (frutti di bosco, pesca, ciliegia…)
  • un altro po’ di zucchero a velo per la copertura

Per preparare la pasta sablée in realtà esistono molte varianti alla ricetta base… a mio avviso sono tutte valide poiché quello che in sostanza caratterizza questa preparazione è l’effetto finale “sabbiato”.
Setacciate la farina in una ciotola ed aggiungete prima il burro a tocchetti, poi lo zucchero. Lavorate bene l’impasto con una spatola di legno e ogni tanto prendetene una manciata, sfregatela tra le mani e fatela ricadere in granelli sul resto (è uno dei tanti modi per ottenere la sabbiatura). Continuate così per qualche minuto, ultimando la lavorazione con le mani una volta che il burro si sarà incorporato ben bene nell’impasto.
Incorporate ora il tuorlo e continuate ad impastare fino ad ottenere un composto sodo; avvolgetelo in un po’ di pellicola e tenetelo in frigo un paio d’ore.
Trascorso il tempo necessario, infarinate il piano di lavoro e stendetevi la pasta con il mattarello fino ad uno spessore di 3-4 millimetri. Con questo impasto potremmo anche rivestire una teglia e farci una torta, ma noi andiamo adesso a preparare i nostri biscottini… Con un tagliapasta (o anche con un bicchiere) ricavate dei dischi e poi dal centro di metà di questi dischi togliete via un altro cerchietto più piccolo. Rimpastate e ristendete la pasta avanzata (se è diventata troppo morbida, rimettetela prima in frigo per un quarto d’ora) e continuate in questo modo fino a che l’avrete utilizzata tutta.
Disponete delicatamente i biscotti, sia quelli interi che quelli forati, su una teglia (o più) ricoperta con carta da forno ed infornate a 180°C per una decina di minuti, finché non vedete che i bordi cominciano a dorarsi. Occhio alla cottura perché ci vuole un attimo a bruciarli. Toglieteli dal forno e lasciateli raffreddare a temperatura ambiente.
Siamo quasi alla fine… Sulle metà intere adagiate un cucchiaino della marmellata che preferite mentre sulle metà bucate spolverizzate un po’ di zucchero a velo. Assemblate le due metà e… gnam! Gustateveli!

19
Ott
09

Pesto-post

Pesti

“5 minuti, solo 5 vedrai…”
Se ne parlava in questi giorni al DeGustibooks con alcuni amici… quante volte ancora oggi ci sentiamo dire “eh ma io non ho mai tempo per cucinare”, “sono sempre di corsa”, ecc. ecc. e poi magari con questa scusa vediamo le persone ricorrere alle buste di piatti pronti surgelati (qualcuno ha detto “kung-fungo”?), sughi in vasetto o altro. Alla luce dei fatti però, e so di cosa parlo visto che cucino ogni giorno, non solo andate ad intaccare pesantemente il portafogli con certe scelte, ma il risparmio in termini di tempo è infimo (se non addirittura inesistente).
Posso capire quelli che, dovendo magari fare una pausa pranzo veloce, ricorrono al panino… Peraltro esistono n esempi in Italia di panini fatti a regola d’arte, sani e gustosi ad un prezzo onesto, che possono essere anche un occasione per riscoprire i sapori della tradizione e del territorio (penso alle botteghe come ‘ino o ai lampredottari qui a Firenze). Ma il surgelato-style quello proprio mi rimane sullo stomaco ed ogni volta che pubblico una ricetta auspico che il mio blog possa far ricredere molte persone convertendole al piacere della cucina.
Un esempio pratico di quanto sia semplice e veloce creare un piatto bello e buono che soddisfi se stessi e gli amici che abbiamo invitato a cena, è la preparazione dei pesti (o pestati come dice qualcuno per differenziare la preparazione dal vero e proprio pesto alla genovese, che tra l’altro trovate anche su questo blog). Se ne possono creare infinite varianti con numerosi ingredienti… qualcuna, come il pesto di melanzane, richiede forse un po’ di più perché la verdura deve essere  cotta (niente di trascendentale: la chiudete nell’alluminio e la lasciate in forno 15 minuti, stop) ma se pensate che un sugo pronto richiede comunque che aspettiate il tempo che l’acqua della pasta raggiunga l’ebollizione e che la pasta stessa cuocia, capite bene quanto non vi sia alcun risparmio effettivo nell’affidarsi ai vasetti.
E se credete che questo tipo di preparazione sia troppo povero per stupire in cucina, sappiate che i pestati han fatto la fortuna di uno chef di alto livello come Filippo La Mantia (vabbè non solo questi ovviamente, Filippo ha moltissimi altri meriti). E per l’appunto La Mantia era ospite di DeGustibooks proprio ieri pomeriggio, quindi il post casca a fagiuolo… :)
La sola cosa di cui avete bisogno è un minipimer (un frullatore a immersione, un robot da cucina… insomma qualcosa che triti), poi prendete quello che avete in casa e via con i piatti!
Qui vi presento 4 possibilità, ma non c’è davvero limite alle varianti… le dosi indicate sono per due persone.

PESTO DI ZUCCHINI

  • 2 zucchini di media grandezza tagliati a tocchetti
  • 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • qualche foglia di valeriana (direi 2 generose manciate)
  • 10-12 nocciole
  • 20gr di grana grattugiato
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di pepe bianco

Frullate tutto quanto a crudo e condite la pasta. Se qualcuno non amasse lo zucchino crudo (si può mangiare ve lo assicuro, l’ho usato anche per un’altra ricetta) lo si può sempre lessare prima e poi lasciarlo freddare, ma si perderebbe tempo e io qui sto presentando i pesti come ricette rapidissime.

PESTO ROSSO

  • 4 pomodorini di Pachino (o ciliegini)
  • 30g di pomodori secchi sott’olio
  • 20gr di pinoli
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 30gr di grana grattugiato
  • sale e pepe

Sgocciolate i pomodori secchi, tagliate a metà i pomodorini di Pachino, versate tutti gli ingredienti nel mixer e frullate. A piacere si può aggiungere anche uno spicchio d’aglio (io personalmente non lo uso).

PESTO DI AGRUMI (per 4 persone)

  • 1 arancia
  • 1 limone
  • un mazzetto di basilico
  • 50gr di capperi (di Pantelleria)
  • 80gr di mandorle pelate
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

E qui entra in gioco il già citato Filippo La Mantia visto che il pesto di agrumi è una sua personale ricetta utilizzabile sia per la pasta che per il cous-cous e anche per il pesce! Nella ricetta completa presentata da Filippo nel suo ristorante il pesto di agrumi serve soprattutto come base per condimenti più ricchi (per esempio aggiungendo tonno fresco, pomodoro di Pachino e melanzana fritta) ma si presta benissimo ad essere consumato anche così.
Tagliate gli agrumi eliminando la buccia e metteteli nel mixer con gli altri ingredienti. Frullate e condite la pasta.

PESTO DI MELANZANE

  • 1 melanzana globosa di media grandezza
  • un mazzetto di basilico
  • 40gr di grana grattugiato
  • 20gr di pinoli
  • 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

Questo è il pesto un po’ più elaborato tra quelli presentati ma è talmente buono che non potevo non includerlo nel post.
La prima operazione da fare sarebbe incidere la melanzana per lungo in 4-5 punti e inserire nelle incisioni un po’ di sale grosso, quindi lasciar sgrondare l’acqua per 10-15 minuti e poi sciacquarle… È un’operazione che però io salto sempre perché l’amaro delle melanzane non mi da affatto fastidio e anche perché le melanzane di oggi contengono molta meno acqua che nel passato.
Avvolgete la melanzana in un cartoccio di alluminio con un cucchiaio d’olio e mettetela in forno a 200°C per 15 minuti. Toglietela dal forno ed eliminate la parte esterna, quindi mettete la polpa nel mixer con gli altri ingredienti e frullate.
Nella versione più lenta e scenografica che ogni tanto mi capita di preparare, divido la melanzana in due metà per il lungo e scavo la polpa che poi metto nel cartoccio e quindi nel mixer. Le due metà scavate rimaste le ungo con un po’ d’olio e le cospargo di pangrattato, poi le passo al grill del forno e le metto nel piatto. Al momento di servire a tavola, metto la pasta dentro la mezza melanzana e presento il piatto in questo modo.

E questo è quanto.
Mi auguro di avervi dato il giusto spunto per abbandonare definitivamente le bustone surgelate. Anche stasera, quando rientrate troppo stanchi dal lavoro: una frullata e via!

15
Ott
09

Due risotti insoliti (birra e caffè)

Due risotti insoliti

Sì sì lo so, sono passati di nuovo un sacco di giorni. Ovviamente non è che nel frattempo io non stia preparando nulla, anche l’altro ieri ci siamo fatti un ottimo cous-cous per proteggerci da questa nuova ondata di freddo, è che non riesco proprio a trovare quelle due ore di tempo che mi servono per lavorare sugli scatti da pubblicare e scrivere poi i testi. E mi dispiace perché siete sempre di più ad accordarmi la vostra fiducia continuando a seguirmi anche su Facebook (altri 80 fan in un mese, grazie mille davvero) e su Twitter, facendomi anche scoprire realtà molto interessanti come Cuoco a Domicilio (hmmmm, potrebbe essere un’idea) e nuove ricette come il Pan Co’Santi senese… e alla fine io vi ripago con settimane di assenza.
Non ho neppure scritto un post sul mitico DeGustibooks, che comincia proprio oggi alla Fortezza Da Basso di Firenze (nell’ambito del Festival della Creatività) e che offre un programma davvero molto ricco, tra food-shows con cuochi famosi (oggi Velia De Angelis e a seguire Sergio Maria Teutonico, Arturo Dori, Filippo La Mantia e Italo Bassi), degustazioni, “duelli” culinari (i panini di Marco Stabile e Marco Bolasco) e dibattiti (Stefano Bonilli e Andrea Gori su tutti). Chissà se il Romanelli riuscirà a perdonarmi… Ah, a proposito: sempre nell’ambito di DeGustibooks, domenica alle 10:30 ci sarà il raduno dei food-blogger (io parteciperò senz’altro ma non so se interverrò visto che in quest’ultimo anno non sono stato poi così attivo in Rete) per cui se avete in mente di passare da Firenze venite a trovarci!
Bando alle ciance, veniamo alle due ricette (devo recuperare!) di oggi…
Il primo risotto “insolito” di oggi è aromatizzato con la birra scura (nel mio caso una birra artigianale prodotta qui vicino, a Vernio, con sentori di marroni e sottobosco):

  • 4 pugni di riso (per due persone)
  • 60cl di birra scura
  • 1/3 di cipolla
  • brodo vegetale
  • olio extravergine di oliva
  • burro
  • zenzero fresco
  • parmigiano grattugiato
  • sale

Tritate finemente la cipolla e fatela appassire lentamente in un tegame con 2 cucchiai di olio d’oliva. Aggiungete il riso e fatelo brillare per un paio di minuti mescolando.
Versate la birra (e un pizzico di sale) e lasciatela sfumare a fuoco vivace, senza però farla evaporare proprio tutta. Continuate la cottura abbassando il fuoco ed aggiungendo poco alla volta il brodo vegetale, in modo da lasciare il riso sempre coperto dal liquido… i tempi qui variano molto quindi mi fido delle vostre capacità, diciamo che in circa un quarto d’ora dovrebbe essere pronto.
Spegnete la fiamma e mantecate con una noce di burro ed un po’ di parmigiano, quindi (se vi piace) grattugiate sul riso un po’ di zenzero fresco.

Il secondo risotto a mio avviso è ancora più “insolito” e va detto che la ricetta non è mia ma mi è stata suggerita dal buon Sabino, uno che la sa molto lunga in ambito food&wine. L’ingrediente principale? Il caffè.

  • 4 pugni di riso (sempre le solite due persone)
  • 2 tazzine di caffè (a vostra scelta)
  • olio extravergine di oliva
  • mezzo scalogno
  • brodo vegetale
  • 100gr di scamorza affumicata
  • sale

La preparazione segue più o meno quanto detto per la ricetta precedente: tritate lo scalogno, fatelo appassire nell’olio, unite il riso e brillatelo. Unite il caffè e fatelo sfumare stando molto attenti a non bruciarlo (qualche secondo dovrebbe bastare), quindi andate avanti aggiungendo, al solito, il brodo vegetale poco per volta e regolando di sale se occorre.
Al termine della cottura, fate mantecare con la scamorza affumicata tagliata a cubetti e servite caldo.
Se non ricordo male, Sabino mi aveva detto di sfumare il riso anche in due dita di vino bianco ma mi pare che il risultato non abbia risentito della sua mancanza. Certo il sapore è particolare, ma spero vi sia venuta abbastanza curiosità da provarlo… potrebbe sorprendervi!




Premio BlogCafé 2007


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