Archivio per la categoria 'Dolci'

11
Nov
09

Raviolo liquido dolce alla gelatina di ribes e mirtilli

Raviolo liquido dolce al ribes

Ebbene sì, questa settimana ho fatto un po’ il furbetto: con i rimasugli di pasta avanzati dalla ricetta precedente, e con gli stessi ingredienti più uno, ho preparato anche quella di oggi! Le malelingue adesso penseranno “ecco, non ha più nulla da scrivere ma siccome un blogger DEVE essere sempre presente allora ricorre a questi mezzucci per tirare avanti”… Ho letto in questi giorni un commento del genere riguardo a Cavoletto (en passant: complimenti per il libro) all’interno della diatriba enogastronomi Vs. food-blogger che sta nascendo in questi giorni (a dire il vero più tra chi commenta i rispettivi blog che non tra i due contendenti) ma onestamente sento tutta questa pressione… tant’è che, come avrete notato (purtroppo), ogni tanto questo blog si prende delle pause anche piuttosto lunghe. E mi dispiace perché vorrei davvero stare qui con voi tutti i giorni ma non mi va di arrivare al punto di sentire il peso del blog come fosse un lavoro. Per questo vi dico anche che non è retorica quando ringrazio sempre tutti voi lettori: è che davvero mi riempie di gioia trovarvi ancora a migliaia ogni giorno nonostante la mia presenza così “a balzelli” nel blog-mondo.
Fatta la premessa, passo subito ad illustrare la rapidissima ricetta di oggi… ancor più rapida se avete già preparato l’impasto dei pan co’ mirtilli e ve n’è avanzato un po’ per un paio di ravioli, altrimenti utilizzate le dosi indicate per farne 4-6 (dipende da quanto tirate la sfoglia e da quanto li fate grandi).

  • 100gr di farina 0
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 7gr di lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida (un dito circa)
  • 1 cucchiaio di gelatina di ribes e qualche mirtillo per ogni singolo raviolo
  • zucchero a velo
  • sale

Come per la precedente ricetta, fate l’impasto mescolando la farina con l’olio, lo zucchero, il lievito ed un pizzico di sale poi lasciatelo riposare per un’ora coperto con un canovaccio.
Stendetelo quindi con il matterello cercando di formare un rettangolo assai più lungo che largo. Disponete lungo il centro della sfoglia, ad intervalli regolari, un cucchiaio di gelatina di ribes e qualche mirtillo poi richiudete la sfoglia su se stessa e tagliate la forma del raviolo intorno al bozzolo formatosi con il ripieno (con un tagliapasta, un bicchiere rovesciato, ecc.). Da ultimo, con i rebbi di una forchetta sigillate i bordi del raviolo. Oppure, se la descrizione vi sembra macchinosa, ricavate prima dei dischi dalla sfoglia, poi farciteli, richiudeteli e sigillate con la forchetta :)
Infornateli, su una teglia rivestita di carta da forno, a 180°C per una decina di minuti o finché cominciano a dorarsi… toglieteli da forno, spolverizzateli di zucchero a velo e fatene un sol boccone.

Come avrete capito, la particolarità del raviolo liquido (una delle interessanti intuizioni della cucina molecolare) sta nel ripieno gelatinoso: con un addensante si può portare allo stato semisolido un liquido e farcire agevolmente  i ravioli. In cottura, grazie al calore generato dall’ebollizione (o dal forno nel nostro caso), la gelatina tornerà al suo stato liquido originario… spargendosi in tutto il piatto appena aprite il raviolo…

09
Nov
09

Pan co’ mirtilli

Pan co' mirtilli

Ma vi pare? E sto a Firenze, e ci s’ha alcune delle migliori uve di’mmondo… oh ‘un potevo fa’ il pan con l’uva? Sieeeeee figurati, bàdamelo codesto: gli è troppo facile. Invece, siccome mi garba fa’ le ‘ose ganze mi son detto “vediamo di ingrullire un po’ a fare qualcosa di diverso”. E icché ho preso? I mirtilli. Bah, preciso!
(Se vi serve un vohabolario per capire il fiorentino, ne è stato appena pubblicato uno a seguito del grande successo riscontrato dal gruppo su Facebook fondato da un caro amico)
Che poi il pan con l’uva è più pratese che fiorentino, ma insomma siamo vicini… Comunque, passato il tempo della vendemmia, questo dolce fa bella mostra di sé in qualunque pasticceria, fornaio, supermercato, ecc. della zona e ci giunge dalla nostra tradizione contadina, quando lo si preparava con le uve non adatte alla vinificazione in modo da non doverle gettare via. Oggi invece il pan con l’uva migliore, secondo me, si fa con l’uva Canaiolo (presente tra gli altri anche nel vino Nobile di Montepulciano DOCG) ma credo che ognuno si arrangi un po’ con l’uva che trova… addirittura a Panzano in Chianti si fa con l’uva Zibibbo, quindi bianca!
La ricetta originale la trovate ovunque sul web, quindi che bisogno c’era che la riproponessi anch’io? E infatti, ecco che sono qui a parlarvi della mia variante con i mirtilli. Ci sarà pure qualcuno che ama i frutti di bosco più dell’uva no? E io sono qui proprio per accontentare quel qualcuno (e anche tutti gli altri: ’sto dolcino è proprio buono!)…
Le dosi che vi indico sono per due persone. Per capirsi ho preso la classica vaschetta di alluminio usa e getta che se usata, per esempio, per le lasagne sarebbe monoporzione… circa 10×13cm.

  • 100gr di mirtilli
  • 100gr di farina 0
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 7gr di lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida (un dito circa)
  • olio d’oliva extravergine
  • sale

In una ciotola impastate la farina con un cucchiaio d’olio, un cucchiaio di zucchero, il lievito sciolto in acqua tiepida e un pizzico di sale. Amalgamate bene tutti gli ingredienti e lasciate riposare l’impasto, coperto con un canovaccio, per un’ora abbondante.
Prendete 2/3 dell’impasto, stendetelo abbastanza sottile con il matterello e mettetelo nella vaschetta unta d’olio (se usate la carta da forno, ungete anche quella: qui l’olio è importante per la cottura, non serve solo a non far attaccare il dolce) avendo l’accortezza di lasciare i bordi abbastanza alti. Distribuite ora 2/3 dei mirtilli sulla sfoglia, versate a pioggia un cucchiaio di zucchero e aggiungete un filo d’olio.
Tirate a sfoglia l’impasto rimasto e adagiatelo sui mirtilli. Ripiegate all’interno i bordi della sfoglia sottostante (vi avevo detto di lasciarli alti, no?) e chiudete bene gli spazi vuoti. Pressate leggermente la sfoglia in modo che aderisca ai mirtilli e fate 3-4 buchetti con i rebbi di una forchetta. Con i mirtilli e lo zucchero rimasti fate l’ultimo strato e ungete ancora con un filo d’olio, quindi infornate a 180°C per circa 45 minuti.

Il mio consiglio è di lasciarlo raffreddare prima di mangiarlo, ma se proprio non resistete al profumo nessuno ve ne farà una colpa :)

26
Ott
09

Occhi di bue

Occhi di bue

Abbiamo superato quota 300 (333 dopo l’ultimo aggiornamento)!
Di cosa sto parlando? Ma di voi, tutti voi che vi siete aggiunti come fan della Cuisine de Fabien nella relativa pagina di Facebook! Solo nell’ultima settimana altre 40 nuove persone!
In tutta onestà devo dire che questo entusiasmo che mi dimostrate ogni giorno mi imbarazza un po’… Guardando le statistiche vedo numeri che fanno impallidire anche blog più blasonati e aggiornati molto più frequentemente di quanto non faccia io. Sembra retorica perché scrivo molto spesso che devo ringraziare sempre tutti, ma non lo è: vi sono davvero molto grato per la fiducia che continuate ad accordarmi.
Poi è chiaro che a vedere certi numeri mi galvanizzo e vorrei vederli crescere sempre di più, quindi datevi da fare e passate parola perché vi voglio ancora più numerosi! :)
La cosa migliore che mi è venuta in mente per ringraziare tutti i nuovi fan è stata preparare dei biscotti (così forse uno per uno accontento tutti). Una preparazione semplice, anche se di solito con la pasta frolla (la sablée in questo caso) non vado particolarmente d’accordo…

  • 270gr di farina 0 (preferibile alla 00 in questo caso perché più granulosa)
  • 150gr di burro
  • 100gr di zucchero a velo
  • 1 tuorlo d’uovo
  • marmellata a piacere (frutti di bosco, pesca, ciliegia…)
  • un altro po’ di zucchero a velo per la copertura

Per preparare la pasta sablée in realtà esistono molte varianti alla ricetta base… a mio avviso sono tutte valide poiché quello che in sostanza caratterizza questa preparazione è l’effetto finale “sabbiato”.
Setacciate la farina in una ciotola ed aggiungete prima il burro a tocchetti, poi lo zucchero. Lavorate bene l’impasto con una spatola di legno e ogni tanto prendetene una manciata, sfregatela tra le mani e fatela ricadere in granelli sul resto (è uno dei tanti modi per ottenere la sabbiatura). Continuate così per qualche minuto, ultimando la lavorazione con le mani una volta che il burro si sarà incorporato ben bene nell’impasto.
Incorporate ora il tuorlo e continuate ad impastare fino ad ottenere un composto sodo; avvolgetelo in un po’ di pellicola e tenetelo in frigo un paio d’ore.
Trascorso il tempo necessario, infarinate il piano di lavoro e stendetevi la pasta con il mattarello fino ad uno spessore di 3-4 millimetri. Con questo impasto potremmo anche rivestire una teglia e farci una torta, ma noi andiamo adesso a preparare i nostri biscottini… Con un tagliapasta (o anche con un bicchiere) ricavate dei dischi e poi dal centro di metà di questi dischi togliete via un altro cerchietto più piccolo. Rimpastate e ristendete la pasta avanzata (se è diventata troppo morbida, rimettetela prima in frigo per un quarto d’ora) e continuate in questo modo fino a che l’avrete utilizzata tutta.
Disponete delicatamente i biscotti, sia quelli interi che quelli forati, su una teglia (o più) ricoperta con carta da forno ed infornate a 180°C per una decina di minuti, finché non vedete che i bordi cominciano a dorarsi. Occhio alla cottura perché ci vuole un attimo a bruciarli. Toglieteli dal forno e lasciateli raffreddare a temperatura ambiente.
Siamo quasi alla fine… Sulle metà intere adagiate un cucchiaino della marmellata che preferite mentre sulle metà bucate spolverizzate un po’ di zucchero a velo. Assemblate le due metà e… gnam! Gustateveli!

01
Set
09

Neromangiare

Neromangiare

Dai e dai eccoci dunque giunti a Settembre e alla fine delle vacanze! Sicuramente c’è qualcuno che avrà ancora il tempo di prendersi qualche altro giorno di ferie (e ha tutta la mia invidia) ma la maggior parte delle persone è già rientrata al lavoro… Personalmente sto facendo davvero una gran fatica a ripartire con la vecchia routine e anche decidermi a riprendere in mano il blog e pubblicare una nuova ricetta ha richiesto un discreto sforzo.
Dovevo anche decidere con quale ricetta ricominciare e la scelta è caduta su un dolce che a mio avviso può davvero rappresentare l’idea del viaggio e quindi riportarci per un attimo alle nostre vacanze. Perché il viaggio? Perché il Biancomangiare (cioè la ricetta originale) è curiosamente tipica delle due regioni ai poli opposti del nostro paese, cioè la Val D’Aosta e la Sicilia, perché proviene originariamente da un’altra nazione, la Francia, e perché infine lo preparò Matilde di Canossa per riappacificare Papa Gregorio VII ed Enrico IV (fonte: Wikipedia)… un viaggio quindi tra storie e culture apparentemente diverse accomunate da un ottimo dolce.
Quella che vi propongo oggi è una variante golosissima a base di cioccolato, tanto ormai non avete più l’assillo della prova-costume e sono finite le diete (vero Romanelli?) per cui potete finalmente lasciarvi andare…

  • 1 litro di latte (latte di soia per i vegani)
  • 180gr di cioccolato fondente
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 4 cucchiai di maizena
  • guarnizione a piacere

Prendete una ciotola ed iniziate con lo sciogliere la maizena in 8 cucchiai di latte, mescolando bene, quindi versate il latte rimanente in un pentolino e portatelo lentamente ad ebollizione.
Toglietelo dal fuoco ed unitelo delicatamente al composto di maizena, amalgamando molto bene per evitare grumi sgradevoli.
A questo punto riportate il latte sul fuoco, anche rimettendolo nello stesso pentolino di prima, ed aggiungete il cioccolato fondente fatto a pezzetti. Portate di nuovo ad ebollizione continuando a mescolare ininterrottamente. Dal momento dell’ebollizione calcolate un paio di minuti (in cui continuerete a mescolare) quindi togliete dal fuoco ed unite anche lo zucchero.
Versate il composto nello stampo che preferite, lasciate raffreddare e quindi riponete il dolce in frigorifero per almeno 4 ore.
Al momento di servire guarnite il piatto con ciò che più vi piace: amaretti sbriciolati (come nella foto), frutta secca, arancia candita, ecc.
E se proprio della linea non ve ne importa davvero più nulla: panna montata e gocce di cioccolato!!! Alé!

15
Lug
09

Coppette di cocco alle rose

Coppette di cocco alle rose

Quello di oggi è un dolcetto che ho provato per la prima volta più di 10 anni fa e che poi non ho più fatto. Eppure la preparazione è semplicissima ed il risultato è sorprendente per la freschezza che rimane sul palato (e quindi è una ricetta consigliatissima per l’estate, anche se stare un’ora davanti al latte in ebollizione non è proprio l’ideale).
Capita a volte, soprattutto quando si avviano i primi seri passi in cucina, di raccogliere ricette un po’ ovunque, segnandosi degli appunti, strappando le pagine che interessano da alcune riviste, stampando i contenuti delle pagine web… poi si mettono via tutte queste cose a memoria futura, ipotizzando che prima o poi potranno tornare utili mentre in realtà poco tempo dopo già state raccogliendo e testando altre ricette e di quelle passate ormai vi siete quasi scordati; e così via, in loop.
Un giorno, non si sa come (magari su suggerimento di un ingrediente appena acquistato), fa capolino nella vostra testolina il flebile ricordo di una ricetta che avevate provato tanto tempo fa e che poi si è persa chissà dove (se mentre la cercate trovate in casa una porticina nascosta che in teoria dovrebbe essere murata ma non lo è, non apritela o comunque non oltrepassatela; soprattutto se in casa avete un gatto nero e vi chiamate Coraline)… Per mia fortuna però sono riuscito a recuperarla, in un oscuro e polveroso cassetto della mia memoria, e quindi, ladies and gentlemen, ecco a voi la ricetta di oggi (in 4 coppette):

  • 1 litro di latte
  • 120gr di zucchero
  • 120gr di cocco grattugiato
  • essenza di rosa (niente panico: continuate a leggere)

Partiamo dall’essenza di rosa: si prepara la sera prima lasciando in ammollo 2 cucchiaini di petali di rosa (io ho sempre quelli di Terre Exotique) in 3 cucchiai d’acqua calda.
Il giorno dopo, mettete il latte in un pentolino antiaderente e lasciatelo bollire finché non si riduce della metà. Incorporate ora lo zucchero e il cocco e, mescolando continuamente, lasciate ancora cuocere (a fuoco medio-basso) finché gran parte del latte non è evaporata/assorbita ed il composto si è leggermente indurito (in pratica quando fate più fatica a girarlo con il mestolo di legno).
Aggiungete l’essenza di rosa e dividete il composto nelle coppette; lasciate raffreddare a temperatura ambiente e poi ancora almeno un’ora nel frigorifero.
Se la linea non è un problema e non temete la prova-costume, prendete 50gr di cioccolato fondente al 70% e scioglietelo a bagnomaria, quindi usatelo per ricoprire i dolcetti (50gr vanno bene se vi piace una calda e cremosa copertura golosa, ma se preferite un croccante velo di cioccolosa cialda da rompere con il cucchiaino allora usatene 35-40gr e rimettete in frigo 15 minuti).

Gnam.

09
Lug
09

Rose di panini allo zafferano (Lussekatter)

Lussekatter

Ho scovato questa ricetta in uno dei tanti libretti allegati alle riviste di cucina che compro ogni tanto (credo fosse Sale&Pepe, quindi segnalo la ricetta anche per il Club Sale&Pepe) ma ho scoperto soltanto dopo che si tratta dello stesso impasto che si usa per preparare le tipiche focaccine svedesi del giorno di Santa Lucia (13 Dicembre), i Lussekatter. Rispetto alla preparazione delle focaccine tradizionali, le uniche differenze qui sono l’assenza dell’uvetta e la forma che avrebbe dovuto assomigliare ad una S… alla fine credo che questo assomigli di più al “Saffron Cake” inglese… Il sapore è molto particolare per la forte presenza dello zafferano ma non è troppo dolce per cui si presta anche a numerosi accostamenti (magari alla fine vediamo qualche idea).
Per informazioni sui tradizionali festeggiamenti per Santa Lucia (che avvengono anche in alcune zone del nord Italia) vi rimando a Google perché non vorrei dilungarmi oltre dato che la ricetta è abbastanza lunga da spiegare, quindi passiamo subito a vedere cosa fare…

  • 500gr di farina per pane
  • 220ml di latte tiepido
  • 100gr di burro fuso, raffreddato
  • 50gr di zucchero
  • 15gr di lievito fresco
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di sale
  • 2gr di zafferano in polvere (oppure 1/2 cucchiaino di pistilli messi in ammollo in 2 cucchiai di acqua bollente per 12 ore e poi filtrati)

In una ciotola capiente, mescolate la farina con il sale, lo zucchero e lo zafferano (se usate i pistilli rinvenuti in acqua aggiungeteli al prossimo passaggio, non adesso) e fate una fontana al centro.
A parte sbriciolate il lievito nel latte, aggiungete un uovo intero e amalgamate bene con una frusta a mano o un cucchiaio di legno. Versate il liquido nella fontana, quindi aggiungete anche il burro fuso e iniziate a mescolare con una spatola lavorando bene l’impasto dall’esterno verso l’interno. Verificate bene se l’impasto risulta appiccicoso o secco mentre lo lavorate: nel primo caso aggiungete farina, un cucchiaio alla volta, nel secondo latte o acqua, sempre un cucchiaio alla volta. Al termine dovreste ottenere un impasto liscio.
Infarinate leggermente il piano di lavoro, trasferite il tutto dalla ciotola al piano ed impastate con le mani per qualche minuto fino a che avrete un panetto compatto e morbido. Rimettetelo nella ciotola, coperto con una pellicola, e lasciatelo lievitare al caldo per un’oretta finché raddoppia di volume.
Trascorso il tempo di lievitazione, tornate a lavorare l’impasto sul piano di lavoro per 5 minuti quindi fatelo riposare di nuovo per altri 20 minuti.
Dividete ora l’impasto in 7 parti uguali e formate delle piccole salsiccette (lunghe una ventina di centimetri o più) che arrotolerete su se stesse tenendo una delle estremità leggermente rialzata per formare delle roselline. Mettetene una al centro di una teglia ricoperta con carta da forno e sistemate le altre intorno alla prima, rivolgendole tutte nella stessa direzione (in pratica appoggiate l’estremità delle roselline esterne su quella interna, il che tra l’altro vi serve anche come trucchetto per evitare che si aprano in cottura).
Coprite la teglia con un panno e lasciate nuovamente il tutto a riposo per circa mezz’ora in ambiente tiepido-caldo. Nel frattempo accendete il forno a 200°C.
Sbattete l’uovo rimasto e usatelo per spennellare la pasta lievitata, quindi infornate e lasciate cuocere per circa 20-25 minuti finché i panini diventano sodi e dorati.
Togliete dal forno e lasciate raffreddare su una griglia.

Questi panini sono buonissimi, hanno una buona durata (2-3 giorni), si possono tostare e anche surgelare (fino a un mese).
Vi dicevo all’inizio che per il fatto di non essere troppo dolci si prestano anche ad essere degustati con diversi abbinamenti… Ho fatto diverse prove ma non vorrei rovinarvi il gusto di sperimentare da voi, quindi vi indico solo le due che mi hanno soddisfatto maggiormente: 1) con il burro salato e 2) tostati fino a renderli croccanti, tagliati a cubetti e mangiati con il gelato alla vaniglia. Golosissimi.

25
Giu
09

Panna cotta (molecolare?) al cioccolato bianco e caffè

Panna cotta al caffè

Arrivare “dopo i fochi” è un’espressione che si usa a Firenze per dire che si è in ritardo. Come si intuisce, nasce dal giungere in ritardo a vedere gli spettacoli pirotecnici (i “fochi” appunto) che concludono la festa del patrono. Questo post arriva giusto giusto “dopo i fochi”… in primo luogo perché la festa del patrono di Firenze era proprio ieri ed in secondo luogo perché la “raccolta” del Gatto Goloso dedicata alle preparazioni in bicchiere si è conclusa venerdì scorso e quindi non posso più partecipare con la mia, pazienza.
E, se vogliamo, arrivo “dopo i fochi” anche sulla enorme polemica scatenata da Striscia la Notizia riguardo alla cucina molecolare (almeno, da lì è nata… io non ho ancora capito dove volessero andare a parare visto che hanno buttato nel calderone della polemica qualsiasi cosa gli sia passata per la mente). L’agar-agar infatti è stato il primo dei prodotti Texturas di Adrià inquadrato nei servizi di Striscia e quindi il primo ad essere finito sotto accusa. Non so come Adrià (non devo spiegarvi chi è, vero?) prepari i suoi prodotti destinati alla vendita ma di certo l’agar-agar ha ben poco di sintentico ed è stata la prima dimostrazione di come tutta la polemica fosse nata da una globale ignoranza: l’agar-agar è un prodotto assolutamente naturale (un addensante) ricavato da alghe rosse ed è il sostituto naturale della colla di pesce per i vegetariani. Ci sono procedure industriali per la sua preparazione, come la sbiancatura, che implicano sintesi chimiche e su questo non c’è dubbio ma sono le stesse identiche procedure che sono alla base del trattamento dello zucchero, tanto per citare un esempio, eppure non mi pare che sia mai stata messa in discussione la dolcificazione… Questo però è solo il metodo industriale; il metodo naturale, alla base dell’agar-agar di Terre Exotique che ho comprato io (e vabbè non avrete mica pensato che abbia ordinato solo due fiorellini per la precedente ricetta, hehe), prevede un’essiccazione naturale in spiaggia, una cottura in aceto ed un trattamento di caldo-freddo assolutamente naturale (il caldo del sole ed il freddo della notte… è tutto spiegato su Wikipedia). Vedete anche da voi quindi come basti davvero un minimo di informazione (e di voglia di cercarla) per non lasciarsi infinocchiare da chi parte con la lancia in resta contro i mulini a vento…
Insomma, non volevo entrarci nella discussione e invece alla fine non ho resistito… vabbè, parliamo di ricette che è meglio.
Quella che vedete qui è una semplificazione di una ricetta pubblicata da Mercotte qualche giorno fa in cui utilizzo appunto l’agar-agar al posto della gelatina animale. Il mio primo esperimento con questo addensante non era andato molto bene (una panna cotta al cocco, senza latte) probabilmente perché avevo ecceduto nelle dosi, ma questa volta sono davvero soddisfatto del risultato anche se forse per una gelatina che stia da sola nel piatto e non in un bicchiere ancora non siamo alle proporzioni ideali. In ogni caso, per 3 bicchierini come quello nella foto occorrono:

  • 150ml di panna da montare
  • 80 ml di latte
  • 60gr di cioccolato bianco
  • 2 cucchiaini di caffè solubile
  • 1 tazzina di caffè
  • 2gr di agar-agar in polvere (poco più di mezzo cucchiaino)

Iniziate spezzettando il cioccolato bianco e mettendolo a fondere a bagnomaria.
In un altro pentolino, mettete il latte e fatelo scaldare fino all’inizio della bollitura. Versatevi sopra il caffè solubile e fatelo sciogliere, quindi incorporate l’agar-agar (sempre sul fuoco). Incorporate il cioccolato fuso nel latte mescolando bene, poi togliete dal fuoco e aggiungete la panna da montare fredda. Sbattete rapidamente per qualche secondo con una frusta o con il mixer ad immersione e suddividete il composto nei bicchieri, quindi riponeteli in frigo per almeno 6 ore.
Non preoccupatevi se non vedete la panna cotta addensarsi nel pentolino: è nel passaggio dal caldo al freddo che fa effetto l’agar-agar.
Poco prima di servire, preparate una tazzina di caffè e lasciatelo raffreddare (zuccherate a piacere, se vi piace). Utilizzatelo per coprire la panna cotta di un velo di caffè e servite.

23
Giu
09

Frollini alla lavanda

Frollini alla lavanda

Qualche tempo fa ho fatto un ordine su Terre Exotique, un’azienda francese nata dalla passione di una coppia per i sapori di terre lontane. Ci sono andato perché su una rivista femminile avevo letto un articolo sull’utilizzo dei fiori in cucina ed avevo riconosciuto nella foto il marchio di quest’azienda (quando si dice “pubblicità occulta”… vabbè) e devo dire che sono rimasto colpito dalla grande varietà di prodotti (sale, pepe, fiori e spezie) provenienti da tutto il mondo. Hanno un catalogo davvero interessante e ho scoperto cose molto curiose come ad esempio il cristallo di sale con la sua grattugia, per insaporire i piatti direttamente in tavola tra lo stupore di tutti (ovviamente l’ho comprato… ah e c’è pure lo zucchero), o altri ingredienti che hanno stuzzicato la mia fantasia culinaria.
Con ciò non voglio stare a dirvi “andate e comprate” perché non me ne viene nulla in cambio e non ho chissà quale rapporto con loro (e probabilmente avete già il vostro fornitore di fiducia), però vi dico, se aveste l’intenzione di cercare i loro prodotti, che sul loro sito li ho pagati un bel po’ in meno rispetto ai negozi e che, anche se secondo me si è trattato di un loro errore, non mi hanno nemmeno fatto pagare la spedizione.
Insomma, tutto questo ambaradàn per dirvi che ’sti benedetti fiori li ho comprati (fiori di lavanda, petali di rosa e fiori di tarassaco… tutti insieme in un pacco offerta) e che quindi poi si è posto il problema di come utilizzarli. Ho provato a vedere gli abbinamenti su Food Pairing e a fare un giretto in rete e alla fine ho scelto la ricetta più semplice, ma era proprio quella che ci voleva per poter apprezzare davvero il sapore del fiore… che poi era la cosa che mi interessava di più essendo la prima volta che lo usavo. Per un piccolo assaggio, circa una dozzina di biscotti, vi servono:

  • 50gr di zucchero (anche di canna va benissimo)
  • 60gr di burro ammorbidito a temperatura ambiente
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 80gr di farina 00
  • 2-3 cucchiaini di fiori di lavanda essiccati
  • 1 cucchiaino di miele (qui ho usato ancora il miele di tarassaco)
  • 1 cucchiaino di lievito vanigliato
  • 1 pizzico di sale

Amalgamate in una ciotola il burro e lo zucchero, quindi unite gli altri ingredienti e lavorate bene l’impasto.
Dategli la forma di un cilindro di un paio di centimetri di diametro e mettetelo nel surgelatore per una mezz’ora avvolto in un po’ di pellicola. Trascorso il tempo necessario, togliete l’impasto dal frigo e tagliatelo velocemente a rondelle di mezzo centimetro di spessore, quindi sistematele su una placca da forno a qualche centimetro di distanza l’una dall’altra.
Cuocete nel forno già caldo a 170°C per 15 minuti o comunque finché cominciano a dorarsi sul bordo.
Si conservano a lungo in un contenitore di latta e sprigionano un profumo meraviglioso :)

17
Giu
09

Macarons cappuccino

Macarons cappuccino

E finalmente ho fatto di nuovo i macarons! È passato più di un anno da quando avevo proposto i classici macarons al cioccolato su questo blog (tra l’altro ho scoperto tramite Google che quella ricetta è citata spesso in altri siti) e da allora non mi ero più cimentato nella loro preparazione. Qualche giorno fa però ho fatto un po’ di shopping online e ho comprato anche il libro di Mercotte (con le splendide foto di Sigrid): non potevo proprio farne a meno vista la mia passione per i macarons e considerando che non avevo ancora nemmeno un libro sul tema. Tra l’altro la prima volta non avevo granché idea di cosa sarebbe venuto fuori e ho tirato fuori dei macarons “oversized” mentre stavolta volevo proprio vedere se mi riusciva realizzare quel bel bocconcino che sono solito mangiare a Parigi… hmmmmm… buonoooooooo!
E insomma, mi sono messo “di buzzo bono” a lavorare: mi sono studiato il libro, ho guardato qualche video su YouTube, ho preparato tutto l’occorrente e via verso i macarons!
Nel libro vengono indicate due preparazioni di base: quella superlativa che utilizza la cosiddetta meringa italiana e quella “soltanto” buonissima che è un po’ più semplice ma efficace. E ovviamente quale avrò scelto io? Quella più diff… no, col cavolo: ho scelto quella facile, hehe!
Due sono le cose fondamentali nella preparazione dei macarons. Per prima cosa, gli albumi devono essere a temperatura ambiente e NON devono essere freschi (preparateli 3 giorni prima e teneteli in frigo, anche in un bicchiere chiuso con la pellicola, poi toglieteli da lì parecchie ore prima di iniziare). È evidente che quando si preparano ricette in cui l’albume deve essere utilizzato crudo questo debba essere freschissimo, ma per la cottura in forno pare (e lo dice Pierre Hermé prima ancora di Mercotte) che siano meglio un po’ invecchiati e conservati al freddo… La seconda cosa riguarda la fase in cui si mescolano gli albumi montati a neve e gli altri ingredienti: dei vari passaggi scriverò tra poco, ma è importantissimo mescolare gli ingredienti con delicatezza e fare moltissima attenzione a non smontare gli albumi perché alla fine l’impasto dovrà fare il cosiddetto “nastro” (che si ha quando il composto cade appunto a nastro piatto dal mestolo). Personalmente mi sono trovato benissimo in questa operazione con una spatola per dolci (quella che i francesi chiamano maryse) piuttosto che con il solito mestolo di legno o altro; l’importante è essere delicati.
Ma vediamo finalmente come si preparano… Ho fatto qualche modifica rispetto alla ricetta con il cioccolato quindi riporto di nuovo tutta la procedura. Le dosi sono le stesse indicate da Cavoletto, del resto lei riesce sempre a trovare la quadratura del cerchio in ogni piatto (anche se poi qualcosina ho cambiato lo stesso)… :)

  • 220gr di zucchero a velo
  • 120gr di farina di mandorle
  • 90gr di albumi (circa 3 uova)
  • 30g di zucchero semolato
  • sale, succo di limone
  • aroma di vaniglia

Mescolate bene lo zucchero a velo con la farina di mandorle, magari passandoli insieme nel mixer per qualche secondo, quindi setacciateli.
A parte montate a neve fermissima gli albumi con un pizzico di sale e un paio di gocce di succo di limone. Abbassate la velocità delle fruste al minimo e aggiungete agli albumi lo zucchero semolato e l’aroma di vaniglia (ed il colorante alimentare in polvere, se li volete colorare).
Incorporate il composto di zucchero e mandorle agli albumi montati in 3 volte, avendo cura di amalgamare bene ogni volta e ricordandovi di mescolare il tutto con estrema delicatezza con l’ausilio di una spatola. Come detto, se l’operazione è andata a buon fine l’impasto dovrebbe adesso fare il nastro. Versate quindi il tutto in un sac à poche e formare dei piccoli dischi su una teglia rivestita di carta da forno, a 3 cm di distanza l’uno dall’altro, e lasciateli riposare un’oretta a temperatura ambiente per far indurire la parte esterna (in realtà se l’impasto è ben riuscito non è necessario, ma io l’ho fatto lo stesso tanto per star tranquillo).
Infornate poi nel forno già caldo a 150°C per 13-14 minuti… anche se qui il forno può fare veramente una grande differenza quindi rimanete in zona a controllare ;)
Togliete la teglia dal forno e spostate subito i macarons, ancora attaccati alla loro carta forno, su una superficie fredda in modo da creare lo choc termico che vi aiuterà a staccarli con più facilità. Lasciateli riposare il tempo necessario (anche un’ora) e poi staccateli con delicatezza dopodiché esercitate con il pollice una leggera pressione sulla parte inferiore di ognuno.
E ora vediamo come farcirli…

  • 350ml latte
  • 150gr burro
  • 75gr di zucchero semolato
  • 30gr di farina setacciata
  • 1 uovo
  • 4 cucchiaini di caffè solubile
  • 1 pizzico di sale

Fate scaldare leggermente il latte in un pentolino, quindi unite la farina setacciata, lo zucchero e un pizzico di sale ed eliminate eventuali grumi. Sempre mescolando sulla fiamma, aggiungete l’uovo e fate addensare la crema. Incorporate metà burro, togliete dal fuoco e lasciate raffreddare completamente.
Unite il restante burro ammorbidito e montate leggermente il composto con la frusta elettrica.
Sciogliete il caffè solubile in 6 cucchiaini di acqua bollente ed incorporate anche questo alla crema. Conservate in frigorifero un’oretta prima di farcire i macarons.

E adesso il tocco finale: prendete un dischetto di macarons appena preparato e farcitelo con la crema, quindi chiudete con un altro dischetto. Ed è pronto!
Se riuscite a resistere, teneteli una notte in fresco prima di mangiarli… io non ci sono riuscito! :)

04
Giu
09

Torta al cacao con arancia e cannella

Torta cacao, arancia, cannella

Eh già: ancora un dolce! E questa volta la sfida si complica: dopo aver eliminato dalla preparazione i tuorli, in questa ricetta sono sparite del tutto le uova ma anche il burro! E potete preparare questo dessert anche se siete vegani, dato che l’unico ingrediente “cattivo” è il latte ed è possibile sostituirlo agevolmente con il latte di soia… Vedo che sono sempre di più le persone che fanno questa importante scelta di vita e mi fa piacere poter pubblicare qualcosa di vegan anche su questo blog (e già che ci siamo vi informo che il prossimo 14 giugno si terrà la Sagra del Seitan a Pozzolatico, nei dintorni di Firenze). Ho anche aggiunto la voce “vegan” nella colonna qui a destra in modo che possiate ricercare più facilmente le ricette che rientrano in questa categoria o comunque quelle in cui si possono facilmente sostituire gli ingredienti (al momento si trovano solo le ultime, appena ho un po’ più di tempo per farlo vado a “taggare” anche le vecchie ricette).

  • 200gr di farina
  • 250gr di latte
  • 150gr di zucchero
  • 80gr di cacao
  • un cucchiaino di cannella
  • succo e scorza di un’arancia
  • 1 bustina di lievito per dolci

La preparazione si spiega in due righe:
1) mescolate tutti gli ingredienti in polvere, aggiungete arancia e latte. Mescolate bene.
2) ungete leggermente una teglia, versate l’impasto e infornate a 180°C per mezz’ora.
Al momento di servire l’ho spolverizzata di zucchero a velo e devo dire che ci stava proprio bene…
Facilissima, no? E pure molto buona.

Per correttezza vi svelo un piccolo segreto: la ricetta l’ho copiata da gustoblog.it
Ma era così buona… :)




Premio BlogCafé 2007


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