Archive for the 'Locali' Category

15
mag
09

Osteria Tornabuoni, Firenze

fonte: Flickr

Poche ore fa mi sono finalmente ritagliato una serata tranquilla in cui andare con la mia dolce metà a provare il nuovissimo locale appena aperto di fianco alla celebre via del lusso di Firenze (via Tornabuoni, l’inaugurazione si è tenuta giusto due settimane fa) e per vedere come se la cava il caro Andrea Gori lontano dalle pareti amiche di Burde… Sono rientrato or ora, quindi la recensione risente 1) del clima piacevolissimo della serata e 2) degli effluvi dei vini che ancora annebbiano le mie percezioni (tranquilli sono andato in autobus, e non è del tutto vero che vado giù con così poco ma faceva scena…).
Parto subito dalla nota dolente, almeno ci togliamo il pensiero, ma che vuole essere anche un suggerimento per il prossimo futuro: mi rendo conto che si tratta di un’osteria con specialità toscane, ma a mio avviso è un punto a sfavore, a metà del 2009, non presentare alcuna scelta di secondi vegetariani. Uno sformato, una cecina, a settembre un bel porcino grigliato o qualsiasi altra cosa… ma almeno un piatto secondo me dovrebbe esserci. Tanto più che si presenta una scelta di un plateau di formaggi tra i dolci (nei dessert per via dell’accompagnamento), cosa che potrebbe benissimo andare a tappare la falla di cui sopra. Uno comunque riesce ad arrangiarsi lo stesso senza troppi problemi perché ci sono, è vero, ben 3 antipasti su 7 che non comprendono la carne (e altrettanti primi) quindi si può far servire uno di questi in vece del secondo (è corretto, volevo proprio scrivere in vece) ma insomma…
Via il dente, via il dolore… questa cosa l’ho detta quindi ora posso passare a disquisire della cena.
All’Osteria Tornabuoni si entra da una stradina laterale dietro al Palazzo Tornabuoni-Corsi e si è subito accolti dallo spazio gastronomia dove è possibile venire nel corso di tutta la giornata ad acquistare prodotti regionali di vario genere: birre artigianali, cioccolata, pasta, salse, ecc. che suppongo siano anche parte di ciò che viene servito in sala. Superato l’ingresso, si deve percorrere un corridoio circondati da delle serie di scaffali (sei per parte, mi pare) in cui le bottiglie fanno bella mostra di sé in un effetto molto scenografico e per niente freddo nonostante la consuetudine vorrebbe che ci trovassimo di fronte ad un caldo legno antico e non a delle moderne librerie in nero-wengé (sarà che mi ricordano casa)… E finalmente entriamo nella sala principale. I tavoli sono disposti lungo le pareti (tranne alcuni tavoli tondi più vicini al centro), i colori e le luci sono molto armoniosi (e mi piacerebbe vedere come filtra la luce di giorno dal lucernario) e ci sono alcune soluzioni di arredamento, come le finestre-specchio, che potrebbero sfuggire ad un occhio poco attento ma che contribuiscono a dare quella giusta eleganza che uno si aspetta da un locale in via Tornabuoni senza però cadere nello sfarzo kitsch del posto un po’ “pottino” e modaiolo (se capite cosa intendo).
Sì ok bene tutto, ma come ci si mangia? Come ci si beve?
Bene. Bene. È stato veramente un crescendo di piaceri. Dallo sformatino di asparagi e marzolino fino a concludere con il dolce al cioccolato, ogni piatto era curato nella presentazione (nonostante dicano di non preoccuparsene), ricercato negli accostamenti (non avevo mai provato insieme lardo, fiori di zucchine e menta), perfetto per sapidità e cottura (una leggera nota di sale in più forse nella zuppa ma assolutamente non fastidiosa) e servito nella quantità ideale. Per gli accostamenti con i vini ci siamo lasciati guidare dall’abile “naso” di Andrea Gori (mica è il sommelier vice campione europeo 2008 per caso!) che ha ideato un percorso pressoché perfetto attraverso i piatti che abbiamo ordinato e che vado ad elencarvi. Spero di ricordarmi tutto ma confido che Andrea passerà di qui a commentare e a correggere eventuali errori.
L’attesa dei piatti è stata addolcita da uno spumante brut Montellori (da Fucecchio)…

ANTIPASTO (lo stesso per entrambi)
Sformato di asparagi novelli con salsa di formaggio marzolino
(Vernaccia di San Gimignano di Mattia Barzaghi)
PRIMI
Zuppa di fave e piselli novelli con farro della Garfagnana
(Chardonnay Castello di Monsanto)
Lunghetti saltati al lardo di Colonnata con zucchini in fiore e menta
(Pinot Nero Fortuni del Podere Fortuna del Mugello… il rosso l’ho chiesto io, Andrea avrebbe consigliato un bianco)
SECONDO (solo per me, il solito sfondato)
Cosce di pollo del Valdarno al mattone
(Pietradonice IGT Casanova di Neri 2005… dice che è rarissimo, mi fido)
DOLCI
Pesche ripiene con gelato al Vin Santo (il gelato è del Vivoli)
(Moscadello)
Torta al cioccolato di Giuseppe
(Aleatico… scusate ma ormai ero alticcio e non mi ricordo le etichette)
… e c’è pure la scelta sul caffè (caduta su un 100% arabica, miscela etiope)

Sui vini niente da dire perché erano ottimi dal primo all’ultimo e si abbinavano molto bene alle preparazioni. Sui piatti, se tra antipasti e primi potevo dire che il giudizio era senz’altro buono, è stato con il pollo del Valdarno che la cena ha fatto un grosso balzo in avanti verso l’ottimo per poi finire nell’eccellente con il dolce. Credo che molti storcerebbero il naso se, prima di entrare in un locale di un certo livello, gli venisse prospettato di cenare a pollo e patate eppure io qui vi dico che non potete entrare nell’Osteria Tornabuoni senza provare il pollo del Valdarno cotto al mattone (cioè pressato in cottura). Credo che l’unico paragone che possa fare per darvi l’idea di quello che ho provato sia la Ratatouille dell’omonimo film nel momento in cui il critico mette in bocca il suo primo assaggio. E pare che in effetti anche clienti precedenti abbiano elogiato il piatto allo stesso modo. E non ringrazierò mai abbastanza Giuseppe, che suppongo sia lo chef Giuseppe Ancona, per la sua torta al cioccolato con le nocciole la cui preparazione mi ha lasciato più di un interrogativo (in senso decisamente positivo).
Il critico gastronomico non è il mio mestiere, e sono stato senz’altro influenzato dalla splendida serata passata a dialogare con Andrea, ma mi sento di consigliare caldamente a chiunque di provare questa nuovissima realtà nel panorama della ristorazione fiorentina che spero veda crescere i consensi intorno a sé ogni giorno di più.
Ho tralasciato di parlare del personale perché non ho praticamente avuto altri contatti che non fossero Andrea (che si è sentito in dovere di fare gli onori di casa e ci ha fatto anche fare un giro dell’intera struttura), ma non posso esimermi dal ringraziare il direttore Cristiano Labia perché da tante piccole cose che ho notato durante la cena appare evidente come la sua direzione sia puntuale ed efficace e come sia tenuta in alta considerazione l’attenzione verso il cliente (anche se a me il cioccolatino insieme al caffè non l’ha portato, sigh… e dire che l’ho preso solo per quello, hehe…).

Oh, adesso che vi ho scritto questa popo’ di recensione non fatemi fare brutta figura con chi verrà dopo eh!!!

Osteria Tornabuoni
Via dei Corsi, 5
(laterale di Via Tornabuoni)
50123 Firenze
Tel. 055 2773527
www.osteriatornabuoni.it

Prezzi medi (come riportati sul sito)
Pranzo € 30 vini esclusi
Cena € 50 vini esclusi
Menu del giorno € 25

Orario
Alimentari 9.30 – 22.00 orario continuato
Pranzo 12.00 – 14.30
Cena 18.30 – 22.30
Giorno di chiusura: Domenica

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: purtroppo Osteria Tornabuoni ha chiuso i battenti nel Febbraio 2011 (dopo meno di due anni) per fare posto ad un allargamento degli spazi di Obikà Mozzarella Bar. Peccato davvero. E comunque adesso inizio a preoccuparmi: ho recensito soltanto 5 ristoranti su queste pagine e 2 di questi hanno chiuso mentre un altro ha cambiato indirizzo (ma per fortuna esiste ancora e lavora molto bene)… non è che porto male io?

22
gen
08

Ora D’Aria, Firenze

L’Ora D’Aria, ristorante a Firenze- Antefatto 1: Un mesetto fa ho avuto la fortuna di conoscere lo chef dell’Ora D’Aria, Marco Stabile, nel corso di un aperitivo da ‘ino (e dove se no?) in cui lo stesso Marco presentava un panino di sua creazione (schiacciata tiepida croccante, tarassaco, prosciutto toscano, Marzolino, insalata Lollo, sfoglie di topinambour e miele di corbezzolo)… In seguito ho pure scoperto che dieci anni fa era lo chef del Barrino, un altro ristorante dove avevo mangiato un ottimo pranzo proprio quando in cucina stava lui (Stefano te lo ricordi? È dove ho preso quel fantastico sorbetto di mele al Calvados…).
Insomma, tra una chiacchiera e l’altra gli chiedo se nel suo ristorante prepara anche piatti vegetariani (ma vegetariani davvero: no con colla di pesce, brodo di pollo, ecc.) e lui mi risponde che con un paio di giorni di preavviso sarebbe stato in grado di prepararmi un menu completo interamente vegetariano. Gentilissimo.
Notare che il suo menu regolarmente prevede due possibilità: carne o pesce. Quindi poteva benissimo rispondermi che purtroppo non se ne faceva di nulla e invece si è reso subito disponibilissimo con me che ero un perfetto sconosciuto.
– Antefatto 2:
Qualche giorno fa era il compleanno della mia dolce metà.

Insomma, siamo arrivati a venerdì scorso e sono riuscito a coniugare insieme le due cose.
Un paio di email con lo chef per uno scambio di battute sul menu (si è offerto di fare qualsiasi cosa desiderassimo ma gli ho risposto che ci affidavamo comunque al suo estro creativo… e ancora una volta ha dimostrato la sua gentilezza e disponibilità) e siamo quindi arrivati al momento di andare a cena. Ero contentissimo perché stavo riuscendo a regalare una cena assolutamente unica ed esclusiva alla mia ragazza per il suo compleanno.

Fin dall’ingresso il locale si presenta già assai “sciccoso”, molto curato e professionale (il personale è giovane ma ben preparato… e poi noi non siamo i classici fighetti che fanno i boriosi: siamo quasi noi a mettere a loro agio i camerieri prima ancora che loro facciano lo stesso con noi, non so come nasce ‘sta cosa ma alla fine si vede proprio la differenza di atteggiamento con noi e con, che so, la tardona impellicciata e ingioiellata di turno). Comunque, torniamo al locale. Ah no, un attimo: simpatica l’idea di dare il nome Ora D’Aria ad un ristorante che si trova di fronte ad un ex carcere… bravi!
Allora… ci mettiamo a sedere e subito ci offrono un piccolo aperitivo per ingannare l’attesa (delle curiose chips di pane, molto buone, e un bicchiere di Franciacorta), quindi ordiniamo i nostri menu che già avevamo concordato con lo chef (vegetariano per lei e “pesce d’inverno” per me) e una bottiglia di Chablis. Purtroppo avevano finito lo Chablis Grand Cru ma il cameriere si è dimostrato subito molto competente e mi ha consigliato un altro Chablis della stessa casa ma alla metà del prezzo (non come è accaduto in altri posti di livello ancor più alto e segnalati alla grande sulle guide, parlo di Cracco a Milano). Alla fine il consiglio si è rivelato eccellente, ma anche la mia scelta di optare per questo vino francesce non è stata da meno visto che si è sposato benissimo con entrambi i menu.
E non siate impazienti: ora ci arrivo a questi benedetti menu! Dunque…

Menu vegetariano:

  • Timballo tiepido di Ricotta, pesto di olive taggiasche e salvia fritta
  • Risotto ai porri, santoreggia e pomodoro fresco
  • Crema di finocchi e cipolla con uovo barzotto e croccante

Menu “pesce d’inverno”:

  • Farinata di cavolo nero con stracotto di polpo piccante
  • Spaghetti del Martelli con il granchio e crema di carciofi
  • Bocconcini di pescatrice alla maggiorana con carciofi e pomodoro

per entrambi, a chiudere:

  • Piccola selezione di formaggi italiani con confetture e pan brioche
  • Tortino di cioccolato fondente con gelato alla vaniglia

Purtroppo non posso mostrarvi le foto di ogni piatto perché, dato il tenore del locale e della clientela, non me la sono sentita di tirare fuori la macchina fotografica e mettermi lì a scegliere le inquadrature, ecc. Posso però dirvi che è stata una cena eccezionale per originalità, sapori e colori in cui ad ogni boccone si percepiva perfettamente la cura dello chef nella scelta delle materie prime freschissime.
Non ho assaggiato il menu vegetariano per non inquinarlo con il mio palato al pesce (tranne che per una fogliolina di salvia fritta a cui non ho davvero saputo resistere), ma il volto gaudente della mia compagna ha dato piena dimostrazione della sua bontà. E così è stato anche per il mio. Dalla presentazione alla combinazione degli ingredienti e soprattutto ai sapori… tutto davvero eccellente. Perfino i grissini artigianali e le varie forme di pane erano presentate in modo piacevole e originale.
Al termine è arrivata la sorpresa della tortina di compleanno, con tanto di candelina posta sulla pallina di gelato! Un tortino incredibile con una crosta molto saporita e con il cioccolato croccante in superficie e morbido (al limite del libidinoso) all’interno… Dolce accompagnato da un buon bicchiere di Moscato d’Asti. E degno di nota anche il caffè finale, accompagnato da un vassoino di cioccolatini e da, tra le altre, una bustina di zucchero aromatizzata alla nocciola.

Insomma, mi aspettavo una gran serata e lo è stata davvero. Originale perché da un menu vegetariano uno si aspetta un certo tipo di verdure (detto tra noi, è stato meglio così perché le solite zucchine/ peperoni/ melanzane già le mangiamo a casa), piacevole per la generosa disponibilità dello chef Marco e per la bravura e la simpatia di tutto il personale, gustosa per l’alta qualità delle preparazioni.
E in fin dei conti, nemmeno troppo cara… Non posso sciorinare cifre perché era un regalo, ma la spesa non è stata eccessiva ed era perfettamente in linea con le proposte. Considerando poi che il ristorante è in centro vicino a Santa Croce ci poteva stare anche di pagare qualcosa in più… E poi c’è stato l’ottimo consiglio del cameriere che mi ha fatto risparmiare un po’ sul vino (ma io la mia bella figura l’avevo già fatta perché avevo scelto la bottiglia migliore!).
C-O-N-S-I-G-L-I-A-T-I-S-S-I-M-O (per coppie e amici intimi).

Ora D’Aria
via Ghibellina, 3/c R
50122 Firenze
Telefono e Fax 055.2001699
www.oradariaristorante.com

02
ago
06

L’Acqua Cheta, Bagno a Ripoli (FI)

L'Acqua Cheta

Un alimento che finora è mancato in questo blog è senz’altro il pesce. Non perché non mi piaccia, tutt’altro, piuttosto è vero il fatto che non l’ho praticamente mai cucinato in tutta la mia vita (mentre ho mangiato più che volentieri quello cucinato dagli altri, tipo gli spiedini o il cacciucco di mia suocera) anche perché non c’è mai stata una gran tradizione di mangiate di pesce nella mia famiglia…
Oltretutto attualmente mi sento in leggera difficoltà perché da quando sono stato a pochi centimetri da una cernia nel Mar Rosso e aver visto di che bellissimo pesce si tratta non riesco ad immaginarmi di poterla mangiare… Esattamente quello che succede a molti di quelli che diventano vegetariani…
Non avendo ancora superato l’impasse di cucinarlo, sono andato ancora una volta a mangiare quello preparato da altri. In particolare sono andato con gli amici a degustare la cucina de L’Acqua Cheta, ristorante alle porte di Firenze che fa del pesce la sua specialità (e sono a base di pesce anche quasi tutte le pizze del menu). Con il mio solito gruppo di amici con i quali andiamo ogni tanto a cena fuori siamo soliti fare delle gran mangiate quindi prima di badare alla presentazione e al gusto di piatti da Nouvelle Cuisine abbiamo privilegiato un locale che avesse dalla sua anche la quantità. E probabilmente hanno pensato la stessa cosa anche gli altri commensali (incredibile quanto possa essere pieno un ristorante di martedì sera!) perché, a parte un singolo caso, erano tutte tavolate da almeno 5 persone. E noi eravamo appunto in 5.
Spesso e volentieri quantità non fa rima con qualità, ma nel caso de L’Acqua Cheta questo non è vero: ammetto che non porrò questo ristorante in cima alle mie preferenze, ma per una piacevolissima cena in compagnia a base di buona cucina (e a prezzi ragionevoli) si tratta senz’altro di un posto in cui tornare.

L'Acqua Cheta

Il menu risponde per molti versi alle esigenze di quella che deve essere la clientela abituale, cioè le grandi tavolate di persone, perché in moltissimi casi i piatti offerti riportano la dicitura “per due o più persone”. Si va dalla Paella Valenciana alle grandi fritture e grigliate miste ed è buona anche la selezione dei vini.
Avendo come obiettivo l’abbuffata abbiamo optato per un menu con poche variabili, tanto per andare sul sicuro. E quindi siamo partiti con un Grande Antipasto Caldo di Mare per tutti e 5 (nella foto centrale) a base di cozze, gamberoni e telline con bruschette e marinatura di limone e prezzemolo. Un piatto sicuramente ben preparato ma che non mi è sembrato particolarmente degno di nota. Certo, la morbidezza delle carni dei gamberoni denotava gran maestrìa nella cottura, ma per il resto non mi è parso niente di più che un buon piatto.

Saltando i primi (anche se spesso abbiamo visto passare degli spaghetti al granchio che parevano davvero invitanti) ci siamo tuffati direttamente sul secondo, l’Achab ovvero la Gran Grigliata mista (foto in alto sotto al logo del ristorante) in cui facevano bella mostra di sé scampi, totani, calamari e orate su un letto di verdure miste alla griglia. In questo caso invece bisogna dire che il sapore era superlativo. Di nuovo era evidente come gli chef sapessero il fatto loro e in particolare l’orata rappresentava un perfetto connubio di croccantezza e scioglievolezza.

Sui dolci invece ognuno si è sbizzarrito secondo il proprio gusto.

L'Acqua Cheta

Sono quindi transitati sul nostro tavolo una deliziosa mattonella di gelato fior di latte con cioccolato fuso e pinoli (nella foto), una torta di cioccolato extrafondente con copertura di ulteriore cioccolato, e un cheese cake alle fragole di pregevole fattura. Secondo il mio modesto parere, sul quale forse i miei amici non saranno del tutto d’accordo, paradossalmente in un ristorante la cui specialità è il pesce il piatto forte è stato il dolce. Tanto che tutti abbiamo deciso che bisognava fare il bis e chiudere in bellezza con uno Sgroppino, ovvero un sorbetto al limone frullato con vodka e prosecco.

Insomma, come ho detto prima, L’Acqua Cheta è senz’altro un ristorante in cui tornerò per passare una piacevole serata tra amici ma forse non sarà il primo che mi sentirò di consigliare a chi mi chiederà dove si può andare per mangiare dell’ottimo pesce… Magari se il prezzo farà da discriminante allora forse sì, visto che comunque tutta la cena (comprese numerose bottiglie di acqua e vino bianco, il Moscato per il dolce e il caffè) ci è costata 33 euro a testa…

L’Acqua Cheta
via di Rosano 59
Località Vallina, Bagno a Ripoli (FI)
tel. 055 696054

P.S. una piccola nota per gli appassionati di fotografia: le prime due foto sono state scattate a mano libera a 1/6 di secondo (ISO800, f2.8) perché c’era pochissima luce… direi che mi è andata assai bene :)

17
mag
06

La Vie en Rose, Firenze

La Vie en Rose

Sto per andare a mangiare nel ristorante che vi ho accennato nel precedente post…
Tornate domani a vedere i miei commenti sulla cena… E speriamo bene, visto che abbiamo da festeggiare una delle nostre piccole ricorrenze di coppietta felice…

update: Eccomi di ritorno… Vi dico subito che ne è valsa davvero la pena. Molto carino il ristorante, originale il coperto, piacevole la musica di sottofondo, simpatica e cortese la cameriera (proprietaria? impiegata? boh) e soprattutto ottima la cucina. Appena accomodati ci è stato servito uno spumantino e pane al sesamo con una salsina al peperone rosso e quindi ci hanno portato il menu. Da una parte il menu tradizionale, dall’altra le scelte del giorno e la carta dei vini. Tra la numerose scelte abbiamo selezionato tre antipasti, due piatti unici e due dolci (le altre possibilità comprendevano un paio di primi, zuppe e insalate… tutto molto accattivante).
Ma partiamo dall’inizio:
Paté di lenticchie alle spezie su vellutata di cioccolato 85%
Bocconcini di polenta croccante su vellutata di piselli al profumo di basilico genovese
Spicchio di melanzana dorata al sesamo con humus di rosmarino

Già dai nomi avevo l’acquolina in bocca, vedermi poi davanti piatti così ben presentati mi ha subito ben predisposto all’assaggio. E le sensazioni al palato sono state del tutto corrispondenti a quelle alla vista. Si riuscivano a percepire perfettamente tutti gli ingredienti senza che nessuno prevaricasse l’altro e gli accostamenti al primo impatto ritenuti azzardati (tipo lenticchie e cioccolato) si sono rivelati azzeccatissimi. Il paté, la vellutata e l’humus poi avevano una consistenza perfetta: abbastanza compatti da risultare perfetti alla vista, pura scioglievolezza a contatto col palato.
Siamo quindi passati ai piatti unici:
Gratin di polenta, pomodori secchi e zucchine nostrali con coulis di spinaci novelli
Medaglioni di fagioli bianchi con riduzione di aceto balsamico di Modena, patate novelle in salsa di cocco e peperoni.

Ed ecco il secondo accostamento “bizzarro”, quello tra cocco e peperoni. La mia sensazione: come ho fatto a vivere tutti questi anni senza provare una cosa del genere? Al di là degli ottimi medaglioni, per la cui consistenza vale il discorso degli antipasti, l’accompagnamento è stato a dir poco sublime e non credo di avere le parole adatte per descrivere il piacere che ho provato nel mangiarlo.
Anche il gratin era ottimo, in particolare era ottimo il sapore dei pomodori secchi (per i quali ho una particolare predilezione), però forse non avevo fatto la scelta migliore dato che avevo già mangiato polenta anche negli antipasti e quindi mi sono sentito un po’ appesantito alla fine della portata.
Ancora con l’espressione godereccia dovuta al “cocco+peperone” abbiamo ordinato i dolci. Nel caso del dessert, la scelta si pone esclusivamente tra le specialità del giorno (al pari di risotti e zuppe):
Ananas flambé con salsa al caramello e noci e accompagnamento di panna montata
Mousse al cioccolato con salsa di lamponi e quenelle di crema alla vaniglia profumata al basilico

Ecco: a questo punto il godimento è stato totale! Delizioso, delicato, profumato, gustoso… scegliete pure l’aggettivo che preferite, probabilmente non basterà a condensare in una sola parola l’effetto di questi dolci. La perfetta conclusione di una cena eccellente (per la quale so che mi prenderò i vostri accidenti per non aver pubblicato fotografie dei piatti, ma devo ancora abituarmi all’idea: mi sento un po’ in imbarazzo a scattare foto quando il proprietario è nei paraggi).
A tutto pasto ci siamo fatti portare una bottiglia di Greco di Tufo, un ottimo bianco dal vago sentore di agrumi che si è rivelata una scelta azzeccata per le portate che avevamo richiesto.
Eccellente.

Vi sarete senz’altro accorti che i piatti citati erano esclusivamente vegetariani… Il ristorante infatti, nella sua nuova gestione, si presenta esattamente così: “ristorante per soci – cucina vegetariana”. Ci vuole la tessera ACSI, che comunque vi fanno lì per lì senza pagare alcunché, e si mangia solo e soltanto vegetariano senza “inquinamenti” al menu a base di pesce, come invece ho visto fare altrove (ad esempio da Salomé a Prato o al ristorante ebraico vegetariano Ruth a Firenze). Un posto quindi dove un vero vegetariano può sentirsi da subito a proprio agio, senza l’assillo di dover verificare ogni ingrediente, e dove si possono trovare piatti originali e ricercati alla faccia di chi ti dice: “sei vegetariano? e che mangi: solo insalate?”…

La Vie en Rose
www.vieenrose.it
Borgo Allegri 68r (zona Piazza de’ Ciompi)
Firenze
tel. 338 2202686

03
mag
06

Osteria La Pievina, Asciano (SI)

update 2009: leggetevi i commenti in fondo al post perché pare che le cose siano un po’ cambiate…

Inizio la mia attività su questo blog con la recensione de La Pievina di Asciano, in provincia di Siena. Inizio da qui perché si tratta di una delle mie ultime trasferte culinarie e perché è stata un’esperienza davvero sconvolgente (capirete a mano a mano il perché)…
Da Firenze ci si arriva sia dalla A1 e viaggiando poi in mezzo al Valdarno (consigliata se viaggiate con calma di giorno e volete ammirare la campagna toscana) che dalla superstrada Firenze-Siena (più rapida). Il ristorante si trova in cima ad un poggio, un paio di km prima di giungere ad Asciano, e gode di una piacevole vista sulle colline senesi particolarmente apprezzabile in Primavera. Se per caso vi interessa fare una bella trasferta, anche per un week-end, la coppietta di proprietari possiede anche un appartamento carinissimo in mezzo ad Asciano (circa 30 euro a persona) e potrebbe essere un ottimo punto di partenza per un escursione tra Montalcino, Buonconvento, l’Abbazia di Monte Oliveto e… tutto quello che vi passa per la mente visto che la zona è ricchissima di opportunità!

Ma veniamo a ciò che credo vi interesserà di più: la cucina.
La coppia di cuochi che gestisce il posto offre tre tipologie di menu fissi, anche se è possibile trasgredire e variare un po’ i piatti (ma non ve lo consiglio perché non reggereste al rimpianto di ciò che non avete potuto assaggiare): di pesce, di carne e vegetariano. Il primo è quello che tratterò in dettaglio in questo post, il secondo comprende meno primi e più secondi, il terzo è abbastanza classico e meno creativo ma sicuramente consigliato e di ottima qualità (purché amiate l’aglio) tanto che La Pievina figura nella “Guida del Mangiare Bene Vegetariano”. Al momento i prezzi sono rispettivamente 50, 45 e 35 euro ma a quanto mi è stato detto stanno per aumentare un po’… rispettano comunque onestamente quanto offerto. Mentre scrivo e ripenso alle portate mi torna l’acquolina in bocca quindi sarà bene che mi sbrighi a finire…
Si parte, ovviamente, dai 10 (!) antipasti accompagnato da buon pane fatto in casa:
– Vellutata di ceci con gamberetti
– Crostini con le vongole
– Crostini con seppioline in nero
– Insalata di polpo
– Sarde marinate con cipolle
– Chioccioline di mare al sugo
– Sgombro marinato
– Polpetta di acciughina con pinoli
– Sfoglia di pescespada con tartufo e anelli di cipolla fritti
– Cozze gratinate alla pizzaiola

E non si tratta di portate da nouvelle cuisine! Vi assicuro che la qualità era impeccabile per tutte le portate senza eccezione alcuna. Oltre alla qualità ho potuto apprezzare anche la creatività (menzione speciale alla sfoglia di pescespada e alla polpetta di acciughina!) e, nonostante la quantità, anche la leggerezza dato che non mi sentivo affatto sazio dopo questa carrellata.
Al termine degli antipasti, giusto per aiutare lo stomaco ad accettare quanto sta per giungere in tavola, vengono serviti una Zuppa Santa a base di erbe digestive e un amaro analcolico al rabarbaro (che poi la cuoca vi lascerà sulla tavola perché “non si sa mai”)…
Giungono quindi i primi:
– Risotto alla pescatora
– Fagottini di aragosta

Se contate anche la Zuppa, i primi quindi sono tre. Se il risotto è comunque un piatto classico che seppure ben cucinato magari vi risulterà più di vostro gusto quello delle vostre parti, i fagottini sono un piatto da 10 e lode: pasta fresca fatta in casa ripiena di aragosta… delicatezza pura che si scioglie in bocca lasciandovi un’espressione di beatitudine sul viso.
Mi auguro che vi rimanga ancora posto nel pancino perché arrivano i piatti forti, i secondi:
– Orata al forno con patate
– “L’alberello”

Immagino di aver stimolato la vostra curiosità: “alberello”? Sì sì, alberello. In pratica si tratta di un ramo piantato in verticale su di un sasso; sulle protuberanze sono disposti in bella vista dei grossi gamberoni alla piastra mentre alla base si stende un immenso prato di frittura di pesce da leccarsi i baffi. In pratica un Bonsai di pesce. Ammetto che la frittura a fine pasto mi ha veramente riempito fin dai primi bocconi, ma come rinunciare a tanta bellezza?
E ai dolci?
Dopo una mangiata di questo livello, ecco che la coppia vi porta in tavola i dolci. Attenzione: non vi chiedono cosa volete né vi portano degli assaggini… Vi mettono direttamente in tavola tutte le teglie di dolci che sono stati preparati durante la giornata e vi lasciano servire da soli!!! La lista dei dessert varia a seconda delle feste tradizionali, a me sono capitati:
– Tronchetto cioccolata ed alchermes
– Torta della nonna
– Frittelline di riso
– Torta di ricotta
– Focaccia Chantilly
– Bongo bianco (mascarpone e panna)
– Profiterolles
– Ciambellone
– Cantuccini col vin santo

Ecco perché parlavo di esperienza sconvolgente all’inizio del post! Quantità, qualità, ambiente familiare, ecc… Il massimo!
Per quanto riguarda le bevande, la qualità era garantita dal territorio in cui si trova il locale (l’ottimo Brunello di Montalcino tra i rossi della casa e un bianco leggero ad accompagnare il pesce) anche se non c’è una vera e propria carta dei vini. Ad accompagnare i dolci, limoncello e fragolino. Insomma, La Pievina non vi rimarrà impressa tanto per i vini quanto per il cibo.
Tutto questo in un ambiente decorato dalla stessa proprietaria in base alla stagione: in inverno, fiori secchi e intrecci di vimini.

In conclusione alcune piccole avvertenze per apprezzare al meglio l’esperienza de La Pievina: il servizio inizia per tutti alla medesima ora, quindi se non volete essere guardati in cagnesco per tutta la serata dagli altri commensali rimasti a bocca asciutta perché si doveva aspettare il vostro arrivo cercate di essere puntuali; evitate i giorni di maggiore affluenza (il giovedì è la serata ideale); cercate di resistere alla tentazione di “scarpettare” ogni piatto o non arriverete in fondo (e non è che poi vi fanno lo sconto).
Mi auguro di avervi stuzzicato a dovere il palato. A presto con nuove recensioni.

Osteria La Pievina
via Lauretana 9
Asciano (SI)
0577 718368
chiusura settimanale: Lunedì e Martedì




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Premio BlogCafé 2007


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