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14
Dic
09

Torta all’arancia e semi di papavero

Bisogna proprio che vada a mangiare fuori più spesso! La scorsa settimana ho pubblicato la mia versione del dessert ai diosperi che avevo assaggiato in un ristorante e anche con la torta di oggi è successa la stessa cosa… Abbiamo infatti fatto una deliziosa cenetta al ristorante Il Vegetariano, sempre qui a Firenze, che per me si è conclusa con un dolce davvero strepitoso. Al rientro a casa, ho espresso la mia soddisfazione sulla fan page del blog su Facebook (di nuovo: vi prego di iscrivervi lì invece di inoltrare le vostre richieste di amicizia sul mio profilo) e pochi minuti dopo il buon Stefano mi ha trovato la probabile ricetta che a quanto pare altro non era se non una delle meraviglie di Donna Hay (addirittura già riproposta da altre due blogger, che meritano assolutamente una visita, e cioè Laura e Monica).
A dire la verità, dopo averla provata ho riscontrato alcune differenze rispetto a quella che ho mangiato al ristorante… Intanto la parte esterna era molto più scura (non più cotta) tanto che quando l’ho ordinata ero convinto che ci fosse anche il cacao e solo dopo che me l’hanno affettata mi sono accorto che invece non c’era; in secondo luogo la copertura non era uno sciroppo ma una marmellata diluita (e quella l’ho fatta anche in questa mia versione); infine l’impasto, ancora più soffice e alto e che ricordava molto da vicino quello del panettone. In linea di massima comunque si può dire che il dolce è questo e che è valsa decisamente la pena provare questa ricetta a casa perché il risultato è a dir poco fantastico. Come ho già avuto modo di commentare su Facebook, è stata una delle rarissime volte in cui mi sono esaltato così tanto per un dolce che non contenesse manco una goccia di cioccolato.
Dosi e ingredienti sono all’incirca gli stessi che trovate anche negli altri blog, tranne appunto per la marmellata di arance:

  • 50gr di semi di papavero
  • 185ml di latte
  • 200gr di burro, ammorbidito a temperatura ambiente
  • 1 arancia (sia il succo che la scorza grattugiata)
  • 160gr di zucchero + 1 cucchiaio
  • 3 uova
  • 270gr di farina
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • marmellata di arance

Per prima cosa versate i semi nel latte e lasciateli in infusione per una decina di minuti.
Lavorate in una ciotola (o con il robot da cucina) il burro, i 160gr di zucchero e la scorza d’arancia fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiungete le uova (una per volta e mescolando bene l’impasto ad ogni aggiunta per incorporarle bene) e, a seguire, la farina setacciata, il lievito, il succo d’arancia (meno due cucchiaini) ed il latte con i semi di papavero. Mescolate bene il tutto.
Versate l’impasto nello stampo (uno rotondo da 20-22cm va benissimo) ed infornate a 160°C per almeno 50 minuti, dopodiché verificate la cottura con il classico stuzzicadenti (che deve uscire pulito dopo che ci avete punzecchiato la torta).
Mentre aspettate che cuocia la torta, preparate la copertura… in un pentolino versate i due cucchiaini di succo d’arancia che avete conservato prima ed aggiungete un cucchiaio di zucchero e 3-4 cucchiai di marmellata di arance. Fate cuocere a fuoco bassissimo finché non si scioglie lo zucchero, quindi ancora per un altro minuto o due ed ecco che avete la vostra copertura di arance con cui spalmare la superficie del dolce una volta sfornato!
Se invece della copertura alla marmellata preferite l’idea originale dello sciroppo, vi rimando alla ricetta di Laura o al solito Google.
Provatela!

01
Set
09

Neromangiare

Neromangiare

Dai e dai eccoci dunque giunti a Settembre e alla fine delle vacanze! Sicuramente c’è qualcuno che avrà ancora il tempo di prendersi qualche altro giorno di ferie (e ha tutta la mia invidia) ma la maggior parte delle persone è già rientrata al lavoro… Personalmente sto facendo davvero una gran fatica a ripartire con la vecchia routine e anche decidermi a riprendere in mano il blog e pubblicare una nuova ricetta ha richiesto un discreto sforzo.
Dovevo anche decidere con quale ricetta ricominciare e la scelta è caduta su un dolce che a mio avviso può davvero rappresentare l’idea del viaggio e quindi riportarci per un attimo alle nostre vacanze. Perché il viaggio? Perché il Biancomangiare (cioè la ricetta originale) è curiosamente tipica delle due regioni ai poli opposti del nostro paese, cioè la Val D’Aosta e la Sicilia, perché proviene originariamente da un’altra nazione, la Francia, e perché infine lo preparò Matilde di Canossa per riappacificare Papa Gregorio VII ed Enrico IV (fonte: Wikipedia)… un viaggio quindi tra storie e culture apparentemente diverse accomunate da un ottimo dolce.
Quella che vi propongo oggi è una variante golosissima a base di cioccolato, tanto ormai non avete più l’assillo della prova-costume e sono finite le diete (vero Romanelli?) per cui potete finalmente lasciarvi andare…

  • 1 litro di latte (latte di soia per i vegani)
  • 180gr di cioccolato fondente
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 4 cucchiai di maizena
  • guarnizione a piacere

Prendete una ciotola ed iniziate con lo sciogliere la maizena in 8 cucchiai di latte, mescolando bene, quindi versate il latte rimanente in un pentolino e portatelo lentamente ad ebollizione.
Toglietelo dal fuoco ed unitelo delicatamente al composto di maizena, amalgamando molto bene per evitare grumi sgradevoli.
A questo punto riportate il latte sul fuoco, anche rimettendolo nello stesso pentolino di prima, ed aggiungete il cioccolato fondente fatto a pezzetti. Portate di nuovo ad ebollizione continuando a mescolare ininterrottamente. Dal momento dell’ebollizione calcolate un paio di minuti (in cui continuerete a mescolare) quindi togliete dal fuoco ed unite anche lo zucchero.
Versate il composto nello stampo che preferite, lasciate raffreddare e quindi riponete il dolce in frigorifero per almeno 4 ore.
Al momento di servire guarnite il piatto con ciò che più vi piace: amaretti sbriciolati (come nella foto), frutta secca, arancia candita, ecc.
E se proprio della linea non ve ne importa davvero più nulla: panna montata e gocce di cioccolato!!! Alé!

15
Lug
09

Coppette di cocco alle rose

Coppette di cocco alle rose

Quello di oggi è un dolcetto che ho provato per la prima volta più di 10 anni fa e che poi non ho più fatto. Eppure la preparazione è semplicissima ed il risultato è sorprendente per la freschezza che rimane sul palato (e quindi è una ricetta consigliatissima per l’estate, anche se stare un’ora davanti al latte in ebollizione non è proprio l’ideale).
Capita a volte, soprattutto quando si avviano i primi seri passi in cucina, di raccogliere ricette un po’ ovunque, segnandosi degli appunti, strappando le pagine che interessano da alcune riviste, stampando i contenuti delle pagine web… poi si mettono via tutte queste cose a memoria futura, ipotizzando che prima o poi potranno tornare utili mentre in realtà poco tempo dopo già state raccogliendo e testando altre ricette e di quelle passate ormai vi siete quasi scordati; e così via, in loop.
Un giorno, non si sa come (magari su suggerimento di un ingrediente appena acquistato), fa capolino nella vostra testolina il flebile ricordo di una ricetta che avevate provato tanto tempo fa e che poi si è persa chissà dove (se mentre la cercate trovate in casa una porticina nascosta che in teoria dovrebbe essere murata ma non lo è, non apritela o comunque non oltrepassatela; soprattutto se in casa avete un gatto nero e vi chiamate Coraline)… Per mia fortuna però sono riuscito a recuperarla, in un oscuro e polveroso cassetto della mia memoria, e quindi, ladies and gentlemen, ecco a voi la ricetta di oggi (in 4 coppette):

  • 1 litro di latte
  • 120gr di zucchero
  • 120gr di cocco grattugiato
  • essenza di rosa (niente panico: continuate a leggere)

Partiamo dall’essenza di rosa: si prepara la sera prima lasciando in ammollo 2 cucchiaini di petali di rosa (io ho sempre quelli di Terre Exotique) in 3 cucchiai d’acqua calda.
Il giorno dopo, mettete il latte in un pentolino antiaderente e lasciatelo bollire finché non si riduce della metà. Incorporate ora lo zucchero e il cocco e, mescolando continuamente, lasciate ancora cuocere (a fuoco medio-basso) finché gran parte del latte non è evaporata/assorbita ed il composto si è leggermente indurito (in pratica quando fate più fatica a girarlo con il mestolo di legno).
Aggiungete l’essenza di rosa e dividete il composto nelle coppette; lasciate raffreddare a temperatura ambiente e poi ancora almeno un’ora nel frigorifero.
Se la linea non è un problema e non temete la prova-costume, prendete 50gr di cioccolato fondente al 70% e scioglietelo a bagnomaria, quindi usatelo per ricoprire i dolcetti (50gr vanno bene se vi piace una calda e cremosa copertura golosa, ma se preferite un croccante velo di cioccolosa cialda da rompere con il cucchiaino allora usatene 35-40gr e rimettete in frigo 15 minuti).

Gnam.

09
Lug
09

Rose di panini allo zafferano (Lussekatter)

Lussekatter

Ho scovato questa ricetta in uno dei tanti libretti allegati alle riviste di cucina che compro ogni tanto (credo fosse Sale&Pepe, quindi segnalo la ricetta anche per il Club Sale&Pepe) ma ho scoperto soltanto dopo che si tratta dello stesso impasto che si usa per preparare le tipiche focaccine svedesi del giorno di Santa Lucia (13 Dicembre), i Lussekatter. Rispetto alla preparazione delle focaccine tradizionali, le uniche differenze qui sono l’assenza dell’uvetta e la forma che avrebbe dovuto assomigliare ad una S… alla fine credo che questo assomigli di più al “Saffron Cake” inglese… Il sapore è molto particolare per la forte presenza dello zafferano ma non è troppo dolce per cui si presta anche a numerosi accostamenti (magari alla fine vediamo qualche idea).
Per informazioni sui tradizionali festeggiamenti per Santa Lucia (che avvengono anche in alcune zone del nord Italia) vi rimando a Google perché non vorrei dilungarmi oltre dato che la ricetta è abbastanza lunga da spiegare, quindi passiamo subito a vedere cosa fare…

  • 500gr di farina per pane
  • 220ml di latte tiepido
  • 100gr di burro fuso, raffreddato
  • 50gr di zucchero
  • 15gr di lievito fresco
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di sale
  • 2gr di zafferano in polvere (oppure 1/2 cucchiaino di pistilli messi in ammollo in 2 cucchiai di acqua bollente per 12 ore e poi filtrati)

In una ciotola capiente, mescolate la farina con il sale, lo zucchero e lo zafferano (se usate i pistilli rinvenuti in acqua aggiungeteli al prossimo passaggio, non adesso) e fate una fontana al centro.
A parte sbriciolate il lievito nel latte, aggiungete un uovo intero e amalgamate bene con una frusta a mano o un cucchiaio di legno. Versate il liquido nella fontana, quindi aggiungete anche il burro fuso e iniziate a mescolare con una spatola lavorando bene l’impasto dall’esterno verso l’interno. Verificate bene se l’impasto risulta appiccicoso o secco mentre lo lavorate: nel primo caso aggiungete farina, un cucchiaio alla volta, nel secondo latte o acqua, sempre un cucchiaio alla volta. Al termine dovreste ottenere un impasto liscio.
Infarinate leggermente il piano di lavoro, trasferite il tutto dalla ciotola al piano ed impastate con le mani per qualche minuto fino a che avrete un panetto compatto e morbido. Rimettetelo nella ciotola, coperto con una pellicola, e lasciatelo lievitare al caldo per un’oretta finché raddoppia di volume.
Trascorso il tempo di lievitazione, tornate a lavorare l’impasto sul piano di lavoro per 5 minuti quindi fatelo riposare di nuovo per altri 20 minuti.
Dividete ora l’impasto in 7 parti uguali e formate delle piccole salsiccette (lunghe una ventina di centimetri o più) che arrotolerete su se stesse tenendo una delle estremità leggermente rialzata per formare delle roselline. Mettetene una al centro di una teglia ricoperta con carta da forno e sistemate le altre intorno alla prima, rivolgendole tutte nella stessa direzione (in pratica appoggiate l’estremità delle roselline esterne su quella interna, il che tra l’altro vi serve anche come trucchetto per evitare che si aprano in cottura).
Coprite la teglia con un panno e lasciate nuovamente il tutto a riposo per circa mezz’ora in ambiente tiepido-caldo. Nel frattempo accendete il forno a 200°C.
Sbattete l’uovo rimasto e usatelo per spennellare la pasta lievitata, quindi infornate e lasciate cuocere per circa 20-25 minuti finché i panini diventano sodi e dorati.
Togliete dal forno e lasciate raffreddare su una griglia.

Questi panini sono buonissimi, hanno una buona durata (2-3 giorni), si possono tostare e anche surgelare (fino a un mese).
Vi dicevo all’inizio che per il fatto di non essere troppo dolci si prestano anche ad essere degustati con diversi abbinamenti… Ho fatto diverse prove ma non vorrei rovinarvi il gusto di sperimentare da voi, quindi vi indico solo le due che mi hanno soddisfatto maggiormente: 1) con il burro salato e 2) tostati fino a renderli croccanti, tagliati a cubetti e mangiati con il gelato alla vaniglia. Golosissimi.

29
Giu
09

Chi fa da sé… Schiacciata all’olio e ricotta

Schiacciata e ricotta

Non lo si può proprio nascondere: sono tempi di crisi per tutti. Ognuno cerca di venirne a capo come può, ma al momento la situazione è senza dubbio critica per molte persone.
Volendo essere ottimisti, la crisi a qualcosa è servita… in ambito enogastronomico infatti si assiste a nuovi interessanti fenomeni di massa tra i quali due sono quelli su cui voglio porre l’attenzione: in primo luogo c’è la tendenza a spendere meglio (a cercare prodotti a km zero, a creare gruppi di acquisto di prodotti biologici, ecc.) perché già che i soldi non sono molti almeno cerchiamo di usarli meglio; ed in secondo luogo, in molti oggi stanno iniziando a scoprire, o a riscoprire, che far da sé conviene e che nel piccolo della nostra casa si può fare davvero molto, tra i fornelli ma anche sul terrazzo (coltivando in vaso i propri ingredienti, dalle erbe alle verdure). Senza contare poi la grande importanza dell’effetto positivo che questa attività può avere sugli animi depressi dalla crisi perché è davvero molto gratificante andare in tavola e gustarsi qualcosa di genuino e poter dire “questo l’ho fatto io”. E spero proprio che alla fine questo blog possa essere anche un aiutino in tal senso.
Una delle cose che ho scoperto essere davvero facili da riprodurre in casa è il formaggio (in verità un latticino simile alla ricotta ma forse più vicino alla “brousse” francese): serve solo avere il tempo di lasciar riposare l’impasto.
La ricetta ideale, semplice ed efficace, per la preparazione di questo formaggio l’ha trovata Erborina (pubblicata anche su GialloZafferano) e devo ammettere che il risultato mi ha davvero stupito, tanto che ormai è diventato uno dei miei punti fermi in cucina: una volta alla settimana mi tocca prepararla! Per farla poi utilizzo solamente latte di altissima qualità e qui si torna al primo punto “anticrisi”, il prodotto a km zero, visto che ormai il latte si trova facilmente (e spendendo pure meno) senza dover per forza andare a frugare tra i tetrapak dei supermercati (in realtà da dove abito io sarebbe più a km zero la Mukki, ma vuoi mettere il latte del Palagiaccio?).
La ricetta per 200gr di “ricotta” ve la riporto anche qui, ma se andate su GZ trovate le fotografie che spiegano passo-passo tutta l’operazione.

  • 1lt di latte intero
  • 100ml di panna da montare
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 1 pizzico di sale

Mettete in una pentola il latte insieme alla panna e al sale. Fate scaldare il tutto a fiamma media mescolando in continuazione fino a raggiungere 80°C (un termometro da cucina si trova anche da Ikea per pochi euro): non deve bollire. A quel punto abbassate la fiamma, aggiungete l’aceto e continuate a mescolare fino a che si formeranno dei grumi (1-2 minuti). Togliete dal fuoco, coprite la pentola con un canovaccio e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Foderate un colino con 2-3 garze sterili e sistematelo su una ciotola. Quando il liquido si sarà raffreddato passatelo al colino e fategli spurgare il grosso del liquido (strizzate anche un po’ la garza per aiutarlo ad uscire), quindi ponete ciotola e colino in frigorifero per almeno un paio d’ore. A questo punto la ricotta è pronta.

Avendo a disposizione un prodotto simile sta solo a voi sbizzarrirvi nelle preparazioni. Se avete proprio deciso che l’intera giornata la volete passare in cucina potete anche cimentarvi negli “gnudi” (e io so che prima o poi lo farò davvero), ma potete anche fare qualcosa di più semplice e rapido (per esempio una coppetta dolce con ricotta, cacao, zucchero e rhum).
Per il primo assaggio ho voluto provare a gustare la ricotta così com’era uscita dalla ricetta e quindi ho preparato una semplice schiacciata all’olio, con cui si è sposata davvero alla grande!
Io l’ho fatta tonda, poco più di 30 cm di diametro:

  • 150gr di farina 0
  • 120gr di semola di grano duro
  • 7gr di lievito di birra
  • un cucchiaino di sale fino e uno di sale grosso
  • olio extravergine di oliva

Mescolate in una ciotola capiente la farina e la semola e aggiungete poi un cucchiaino di sale e un cucchiaio d’olio. Sciogliete il lievito in 150ml di acqua tiepida, versate sulle farine e lavorate fino ad ottenere un impasto elastico. Lasciatelo lievitare coperto con un panno pulito per circa un’ora (dovrebbe raddoppiare di volume). A questo punto lavoratelo ancora con le mani per una decina di minuti, poi stendete la sfoglia molto sottile. Bucherellate con le dita la superficie della schiacciata, spennellatela con l’olio (anche aromatizzato al rosmarino se ne avete) e cospargete di sale grosso.
Infornate a 250°C per un quarto d’ora finché la superficie inizia a dorare.

È tutto. Ed è buonissimo. ;)

25
Giu
09

Panna cotta (molecolare?) al cioccolato bianco e caffè

Panna cotta al caffè

Arrivare “dopo i fochi” è un’espressione che si usa a Firenze per dire che si è in ritardo. Come si intuisce, nasce dal giungere in ritardo a vedere gli spettacoli pirotecnici (i “fochi” appunto) che concludono la festa del patrono. Questo post arriva giusto giusto “dopo i fochi”… in primo luogo perché la festa del patrono di Firenze era proprio ieri ed in secondo luogo perché la “raccolta” del Gatto Goloso dedicata alle preparazioni in bicchiere si è conclusa venerdì scorso e quindi non posso più partecipare con la mia, pazienza.
E, se vogliamo, arrivo “dopo i fochi” anche sulla enorme polemica scatenata da Striscia la Notizia riguardo alla cucina molecolare (almeno, da lì è nata… io non ho ancora capito dove volessero andare a parare visto che hanno buttato nel calderone della polemica qualsiasi cosa gli sia passata per la mente). L’agar-agar infatti è stato il primo dei prodotti Texturas di Adrià inquadrato nei servizi di Striscia e quindi il primo ad essere finito sotto accusa. Non so come Adrià (non devo spiegarvi chi è, vero?) prepari i suoi prodotti destinati alla vendita ma di certo l’agar-agar ha ben poco di sintentico ed è stata la prima dimostrazione di come tutta la polemica fosse nata da una globale ignoranza: l’agar-agar è un prodotto assolutamente naturale (un addensante) ricavato da alghe rosse ed è il sostituto naturale della colla di pesce per i vegetariani. Ci sono procedure industriali per la sua preparazione, come la sbiancatura, che implicano sintesi chimiche e su questo non c’è dubbio ma sono le stesse identiche procedure che sono alla base del trattamento dello zucchero, tanto per citare un esempio, eppure non mi pare che sia mai stata messa in discussione la dolcificazione… Questo però è solo il metodo industriale; il metodo naturale, alla base dell’agar-agar di Terre Exotique che ho comprato io (e vabbè non avrete mica pensato che abbia ordinato solo due fiorellini per la precedente ricetta, hehe), prevede un’essiccazione naturale in spiaggia, una cottura in aceto ed un trattamento di caldo-freddo assolutamente naturale (il caldo del sole ed il freddo della notte… è tutto spiegato su Wikipedia). Vedete anche da voi quindi come basti davvero un minimo di informazione (e di voglia di cercarla) per non lasciarsi infinocchiare da chi parte con la lancia in resta contro i mulini a vento…
Insomma, non volevo entrarci nella discussione e invece alla fine non ho resistito… vabbè, parliamo di ricette che è meglio.
Quella che vedete qui è una semplificazione di una ricetta pubblicata da Mercotte qualche giorno fa in cui utilizzo appunto l’agar-agar al posto della gelatina animale. Il mio primo esperimento con questo addensante non era andato molto bene (una panna cotta al cocco, senza latte) probabilmente perché avevo ecceduto nelle dosi, ma questa volta sono davvero soddisfatto del risultato anche se forse per una gelatina che stia da sola nel piatto e non in un bicchiere ancora non siamo alle proporzioni ideali. In ogni caso, per 3 bicchierini come quello nella foto occorrono:

  • 150ml di panna da montare
  • 80 ml di latte
  • 60gr di cioccolato bianco
  • 2 cucchiaini di caffè solubile
  • 1 tazzina di caffè
  • 2gr di agar-agar in polvere (poco più di mezzo cucchiaino)

Iniziate spezzettando il cioccolato bianco e mettendolo a fondere a bagnomaria.
In un altro pentolino, mettete il latte e fatelo scaldare fino all’inizio della bollitura. Versatevi sopra il caffè solubile e fatelo sciogliere, quindi incorporate l’agar-agar (sempre sul fuoco). Incorporate il cioccolato fuso nel latte mescolando bene, poi togliete dal fuoco e aggiungete la panna da montare fredda. Sbattete rapidamente per qualche secondo con una frusta o con il mixer ad immersione e suddividete il composto nei bicchieri, quindi riponeteli in frigo per almeno 6 ore.
Non preoccupatevi se non vedete la panna cotta addensarsi nel pentolino: è nel passaggio dal caldo al freddo che fa effetto l’agar-agar.
Poco prima di servire, preparate una tazzina di caffè e lasciatelo raffreddare (zuccherate a piacere, se vi piace). Utilizzatelo per coprire la panna cotta di un velo di caffè e servite.

17
Giu
09

Macarons cappuccino

Macarons cappuccino

E finalmente ho fatto di nuovo i macarons! È passato più di un anno da quando avevo proposto i classici macarons al cioccolato su questo blog (tra l’altro ho scoperto tramite Google che quella ricetta è citata spesso in altri siti) e da allora non mi ero più cimentato nella loro preparazione. Qualche giorno fa però ho fatto un po’ di shopping online e ho comprato anche il libro di Mercotte (con le splendide foto di Sigrid): non potevo proprio farne a meno vista la mia passione per i macarons e considerando che non avevo ancora nemmeno un libro sul tema. Tra l’altro la prima volta non avevo granché idea di cosa sarebbe venuto fuori e ho tirato fuori dei macarons “oversized” mentre stavolta volevo proprio vedere se mi riusciva realizzare quel bel bocconcino che sono solito mangiare a Parigi… hmmmmm… buonoooooooo!
E insomma, mi sono messo “di buzzo bono” a lavorare: mi sono studiato il libro, ho guardato qualche video su YouTube, ho preparato tutto l’occorrente e via verso i macarons!
Nel libro vengono indicate due preparazioni di base: quella superlativa che utilizza la cosiddetta meringa italiana e quella “soltanto” buonissima che è un po’ più semplice ma efficace. E ovviamente quale avrò scelto io? Quella più diff… no, col cavolo: ho scelto quella facile, hehe!
Due sono le cose fondamentali nella preparazione dei macarons. Per prima cosa, gli albumi devono essere a temperatura ambiente e NON devono essere freschi (preparateli 3 giorni prima e teneteli in frigo, anche in un bicchiere chiuso con la pellicola, poi toglieteli da lì parecchie ore prima di iniziare). È evidente che quando si preparano ricette in cui l’albume deve essere utilizzato crudo questo debba essere freschissimo, ma per la cottura in forno pare (e lo dice Pierre Hermé prima ancora di Mercotte) che siano meglio un po’ invecchiati e conservati al freddo… La seconda cosa riguarda la fase in cui si mescolano gli albumi montati a neve e gli altri ingredienti: dei vari passaggi scriverò tra poco, ma è importantissimo mescolare gli ingredienti con delicatezza e fare moltissima attenzione a non smontare gli albumi perché alla fine l’impasto dovrà fare il cosiddetto “nastro” (che si ha quando il composto cade appunto a nastro piatto dal mestolo). Personalmente mi sono trovato benissimo in questa operazione con una spatola per dolci (quella che i francesi chiamano maryse) piuttosto che con il solito mestolo di legno o altro; l’importante è essere delicati.
Ma vediamo finalmente come si preparano… Ho fatto qualche modifica rispetto alla ricetta con il cioccolato quindi riporto di nuovo tutta la procedura. Le dosi sono le stesse indicate da Cavoletto, del resto lei riesce sempre a trovare la quadratura del cerchio in ogni piatto (anche se poi qualcosina ho cambiato lo stesso)… :)

  • 220gr di zucchero a velo
  • 120gr di farina di mandorle
  • 90gr di albumi (circa 3 uova)
  • 30g di zucchero semolato
  • sale, succo di limone
  • aroma di vaniglia

Mescolate bene lo zucchero a velo con la farina di mandorle, magari passandoli insieme nel mixer per qualche secondo, quindi setacciateli.
A parte montate a neve fermissima gli albumi con un pizzico di sale e un paio di gocce di succo di limone. Abbassate la velocità delle fruste al minimo e aggiungete agli albumi lo zucchero semolato e l’aroma di vaniglia (ed il colorante alimentare in polvere, se li volete colorare).
Incorporate il composto di zucchero e mandorle agli albumi montati in 3 volte, avendo cura di amalgamare bene ogni volta e ricordandovi di mescolare il tutto con estrema delicatezza con l’ausilio di una spatola. Come detto, se l’operazione è andata a buon fine l’impasto dovrebbe adesso fare il nastro. Versate quindi il tutto in un sac à poche e formare dei piccoli dischi su una teglia rivestita di carta da forno, a 3 cm di distanza l’uno dall’altro, e lasciateli riposare un’oretta a temperatura ambiente per far indurire la parte esterna (in realtà se l’impasto è ben riuscito non è necessario, ma io l’ho fatto lo stesso tanto per star tranquillo).
Infornate poi nel forno già caldo a 150°C per 13-14 minuti… anche se qui il forno può fare veramente una grande differenza quindi rimanete in zona a controllare ;)
Togliete la teglia dal forno e spostate subito i macarons, ancora attaccati alla loro carta forno, su una superficie fredda in modo da creare lo choc termico che vi aiuterà a staccarli con più facilità. Lasciateli riposare il tempo necessario (anche un’ora) e poi staccateli con delicatezza dopodiché esercitate con il pollice una leggera pressione sulla parte inferiore di ognuno.
E ora vediamo come farcirli…

  • 350ml latte
  • 150gr burro
  • 75gr di zucchero semolato
  • 30gr di farina setacciata
  • 1 uovo
  • 4 cucchiaini di caffè solubile
  • 1 pizzico di sale

Fate scaldare leggermente il latte in un pentolino, quindi unite la farina setacciata, lo zucchero e un pizzico di sale ed eliminate eventuali grumi. Sempre mescolando sulla fiamma, aggiungete l’uovo e fate addensare la crema. Incorporate metà burro, togliete dal fuoco e lasciate raffreddare completamente.
Unite il restante burro ammorbidito e montate leggermente il composto con la frusta elettrica.
Sciogliete il caffè solubile in 6 cucchiaini di acqua bollente ed incorporate anche questo alla crema. Conservate in frigorifero un’oretta prima di farcire i macarons.

E adesso il tocco finale: prendete un dischetto di macarons appena preparato e farcitelo con la crema, quindi chiudete con un altro dischetto. Ed è pronto!
Se riuscite a resistere, teneteli una notte in fresco prima di mangiarli… io non ci sono riuscito! :)

04
Giu
09

Torta al cacao con arancia e cannella

Torta cacao, arancia, cannella

Eh già: ancora un dolce! E questa volta la sfida si complica: dopo aver eliminato dalla preparazione i tuorli, in questa ricetta sono sparite del tutto le uova ma anche il burro! E potete preparare questo dessert anche se siete vegani, dato che l’unico ingrediente “cattivo” è il latte ed è possibile sostituirlo agevolmente con il latte di soia… Vedo che sono sempre di più le persone che fanno questa importante scelta di vita e mi fa piacere poter pubblicare qualcosa di vegan anche su questo blog (e già che ci siamo vi informo che il prossimo 14 giugno si terrà la Sagra del Seitan a Pozzolatico, nei dintorni di Firenze). Ho anche aggiunto la voce “vegan” nella colonna qui a destra in modo che possiate ricercare più facilmente le ricette che rientrano in questa categoria o comunque quelle in cui si possono facilmente sostituire gli ingredienti (al momento si trovano solo le ultime, appena ho un po’ più di tempo per farlo vado a “taggare” anche le vecchie ricette).

  • 200gr di farina
  • 250gr di latte
  • 150gr di zucchero
  • 80gr di cacao
  • un cucchiaino di cannella
  • succo e scorza di un’arancia
  • 1 bustina di lievito per dolci

La preparazione si spiega in due righe:
1) mescolate tutti gli ingredienti in polvere, aggiungete arancia e latte. Mescolate bene.
2) ungete leggermente una teglia, versate l’impasto e infornate a 180°C per mezz’ora.
Al momento di servire l’ho spolverizzata di zucchero a velo e devo dire che ci stava proprio bene…
Facilissima, no? E pure molto buona.

Per correttezza vi svelo un piccolo segreto: la ricetta l’ho copiata da gustoblog.it
Ma era così buona… :)

02
Giu
09

Torta al limone, solo con gli albumi

Torta al limone

Capita molto spesso che per una ricetta si debba usare solo il tuorlo dell’uovo e quindi che ci avanzino gli albumi, per esempio se avete preparato la fonduta della precedente ricetta o il salame al cioccolato che ho fatto ieri mentre sistemavo il computer (maledetto hard disk esterno… 2 giorni per fare tutto il backup di un disco che si spegneva da solo ogni 5 minuti!). Fortunatamente ci sono anche tante ricette che si possono fare con i soli albumi come per esempio i rocher al cocco, i macarons (che rifarò a breve, ispirato dal bellissimo libro di Mercotte e Sigrid) oppure la torta che vi presento oggi.
Quella che vedete nella foto l’ho preparata nel mio solito stampo da plum-cake ma potete benissimo utilizzare una teglia tonda (24cm di diametro dovrebbe andare bene) e magari accompagnarla con una salsa ai frutti rossi o bagnarla con uno sciroppo di lime e menta… sembra un dolce povero, ma è davvero versatile e adattissimo in questa stagione.
L’unico rischio che si corre nella preparazione, mancando il tuorlo, è che l’impasto della torta riesca un po’ duro. Il consiglio che vi posso dare è di montare davvero bene gli albumi e di mescolare bene gli altri ingredienti in modo che l’impasto sia morbido e liscio. Ma se anche non dovesse riuscire al primo tentativo, riprovate… tanto prima o poi avrete altri albumi avanzati…

  • 6 albumi
  • 180gr di burro ammorbidito a temperatura ambiente
  • 375gr di farina
  • 275gr di zucchero
  • 1 bicchiere di latte
  • succo e scorza di 1 limone
  • 1 bustina di lievito per dolci

In una ciotola sbattete il burro insieme allo zucchero fino ad ottenere una crema liscia. Unite la farina ed il lievito e mescolate bene.
Aggiungete il latte, il succo di limone e la scorza grattugiata amalgamando bene tutti gli ingredienti. A parte montate gli albumi a neve fermissima (con un pizzico di sale) ed incorporateli al composto con delicatezza.
Versate nello stampo, o nella teglia, e infornate a 160°C per 40 minuti. Ottimo sia caldo che freddo.

Mentre scrivevo mi è venuta voglia di provare a realizzarla anche con le arance… se qualcuno volesse provare prima di me e farmi sapere come viene, lo spazio dei commenti è sempre aperto…
E se volete andare a rispulciare anche la ricetta dell’altro dolce al limone (favoloso!), la ricetta è qui.

13
Apr
09

Irish muffins

Muffins al Baileys

A dire la verità dopo tutto ’sto tempo non è che abbia tanta voglia di dilungarmi in chiacchiere. Voglio solo spendere due parole per ringraziare tutti quelli che non hanno mai smesso di sperare che prima o poi sarei tornato a pubblicare qualche ricetta: dai commentatori del blog di Nelli ai clienti di ‘ino e a tutti i coriacei visitatori di questo blog o del mio spazio su Facebook… in tutti questi mesi di misterioso silenzio c’è stato sempre e comunque uno zoccolo duro di affezionati che non ha mai smesso di seguire il blog e anche qualche nuovo lettore molto entusiasta. A tutti voi voglio esprimere un sentitissimo grazie.
Non vi prometto che questo possa essere un ritorno ai vecchi ritmi di pubblicazione… intanto sono passato di qui per prendermi ’sto caffè con voi ma per il futuro staremo a vedere…
La ricetta di oggi è una preparazione semplicissima in cui forse l’idea stuzzicante in più sta nella sua presentazione (l’idea l’ho presa da qui) che, oltre a mantenere caldo il caffè nella tazzina, serve anche ad insaporire ulteriormente il muffin e a dargli quella componente “Irish coffee” che a me piace tanto… :)
Ho usato il mio stampo da 6 muffins in silicone quindi le proporzioni sono tarate sulle mie esigenze… spero che vadano bene anche per voi…

  • 160gr di farina 00
  • 1/2 bustina di lievito vanigliato
  • 80gr di zucchero (in pratica metà del peso della farina ma potete farlo anche più dolce se lo preferite)
  • 1 uovo intero
  • 100ml di latte a temperatura ambiente
  • 30ml di Baileys (crema di whiskey)

In una ciotola sbattete energicamente l’uovo con lo zucchero. Unite, nell’ordine e amalgamando bene di volta in volta, il latte, il Baileys, la farina ed il lievito. Mescolate bene il tutto fino ad ottenere un composto molto liscio e cremoso (non troppo liquido però).
Versate il composto nello stampo da muffins, non più di 3/4 dell’altezza perché gonfierà molto in forno e altrimenti rischiereste di rovesciare tutto quanto, e quindi infornate a 180°C per circa 25 minuti o comunque fino a che saranno ben dorati in superficie (potete sempre fare il test dello stuzzicadenti: se ne infilate uno in un muffin e ne esce asciutto allora dovrebbe essere pronto).
Togliete lo stampo dal forno e lasciate raffreddare un po’ prima di sformare.

Se poi avete le tazzine della dimensione giusta, preparate un bel caffè all’italiana e servite ogni muffin come gustoso coperchio!
Dai che siete ancora in tempo per farli a merenda! :)




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